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24/05/10

Magic Waters I

Magic Waters Capitolo 1 Robi

I.
Baja California

Kim aggrottò la fronte quando, guardando in lontananza, si accorse di quei nuvoloni grigi e densi che scurivano il cielo limpido a sud-est, sopra il Golfo della California.

Non lasciavano presagire nulla di buono, e la ragazza, sorseggiando un goccio di caffè mentre usciva dalla stazione di servizio, sperò che quando sarebbe giunta a quel tratto di strada, la tempesta fosse già passata.

Rimettendosi al volante, ripercorse mentalmente le tappe del viaggio già superate; era partita da San Francisco una settimana prima. Grace, il suo Capo, ma soprattutto la sua migliore amica, dopo un'operazione conclusa brillantemente, le aveva concesso un mese di ferie, convincendola a visitare i luoghi che la legavano alle sue origini. Kim Hateley, che alla Star-shaped Seashell org. ricopriva la carica di capo analista per la raccolta dati sulle specie in via d'estinzione nel Pacifico, era riuscita ad ottenere un cospicuo finanziamento per la creazione di un parco marino protetto, poco oltre le acque territoriali americane. Quella vacanza era il premio per l'ottimo lavoro svolto.

Aveva avuto il tempo di fermarsi qualche giorno a Los Angeles, da sua cugina Beth, che non vedeva da quando, sposandosi, si era trasferita laggiù. Insieme a Joe, suo marito, gestiva uno dei più noti diner della costa.

- Ti invidio – le aveva confessato Beth – io non sono mai scesa oltre Ensenada. Piacerebbe anche a me, un giorno, vedere i luoghi da cui proviene la nostra famiglia – aggiunse, facendo oscillare il ciondolo che aveva al collo.

Anche Kim ne possedeva uno uguale: una piccola pietra levigata, raccolta sulla spiaggia chissà quanti decenni prima – forse addirittura secoli – da quegli emigranti che avevano lasciato Baja California diretti a Nord, dai quali discendeva. La pietra era stata inserita in un anello d'oro il giorno in cui Kim aveva compiuto ventun'anni, diventando, secondo le tradizioni della sua antica famiglia, proprietaria legittima di quei monili, che passavano di generazione in generazione in linea diretta ai primogeniti di ognuno dei ceppi principali.

Dopo Los Angeles, varcato il confine con il Messico, si era fermata solo una notte a San Felipe, decisa a raggiungere il prima possibile la meta del suo viaggio: il villaggio sul Golfo della California da cui erano partiti i suoi antenati.

Mancavano ormai poche centinaia di miglia, e una tempesta – pensò, tornando a fissare quelle nuvole scure che si addensavano sempre di più – minacciava di rallentare la sua tabella di marcia.

Senza lasciarsi scoraggiare, imboccò di nuovo la highway costiera, diretta a Sud.


Proprio quella canzone in quel momento! Max fissò l'autoradio che spandeva nell'abitacolo le note di Atlantis di Donovan.

Le ricerche a Baja California Sur finora non avevano prodotto risultati, e i fondi messi a sua disposizione dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Memphis si stavano pericolosamente assottigliando.

L'improvvisa comparsa dall'etere della voce del suo compatriota lo aveva però messo di buon umore: gli sembrava quasi un segno, come se qualcuno lo incitasse a proseguire nel lavoro.

La passione di Maximilian King per Atlantide risaliva agli anni del liceo, quando ancora viveva a Liverpool. Una volta laureatosi e ottenuta una borsa di studio negli Stati Uniti, era diventata la missione della sua vita. Si era trasferito definitivamente in America, e aveva iniziato a raccogliere e catalogare documenti e reperti, con lo scopo di identificare il luogo dove la mitica città sommersa riposava protetta dalle acque.

Nel corso di recenti ricerche, si era imbattuto in un diario risalente al secolo XIX, redatto da un archeologo la cui memoria era svanita coi decenni, ma le cui intuizioni parvero da subito a Max molto interessanti – e in diversi punti simili a quelle a cui era giunto lui.

L'archeologo ottocentesco aveva svolto scavi a Baja California, in più luoghi lungo la penisola, e ora Max li stava ripercorrendo in cerca di maggiori chiarimenti. Finora aveva coperto tutti quelli di Baja California Sur, senza risultati degni di nota, e si stava spostando a Nord sperando che la sorte volgesse in suo favore.

Aveva da poco passato Miramar quando Donovan iniziò a cantare dall'autoradio, e contemporaneamente un sordo boato dal cielo lo scosse dai suoi pensieri.

- Una tempesta! Proprio quello che ci voleva! Non è che mi stai portando sfiga, Donovan?

Fermò la macchina ai bordi della highway, fissando oltre il parabrezza il massiccio muro di nuvole nere attraversato da scariche elettriche, nel cielo poco distante dal punto in cui si trovava.

I temporali da quelle parti erano molto violenti ma non duravano a lungo, lo sapeva, quindi decise di proseguire il viaggio verso Nord, mentre la furia degli elementi si sfogava, lasciando tornare infine il sereno.

21/05/10

Magic Waters - Prologo

prologo MW

Prologo

Il Sole si affacciò per la prima volta, dopo una notte di riposo, sfavillante sulla sabbia della Spiaggia Bianca.

Gabe aprì gli occhi, e riscuotendosi, volse la testa per assicurarsi che non fosse stato solo un sogno. Grace era ancora lì, e lì sarebbe rimasta per sempre, al suo fianco.

Sorridendo l'Angelo rimase alcuni istanti a fissare la sua Ondina dalla pelle chiarissima, ancora immersa nel sonno. Le labbra erano piegate in un sorriso sereno, e Gabe si sentì pieno di una tenerezza infinita.

Poi Grace si scosse, risvegliandosi. Lo guardò con occhi semichiusi. Probabilmente anche lei si stava chiedendo se tutto quello fosse davvero reale.

- Buongiorno amore... - mormorò, con la sua armoniosa voce d'argento.

- Buongiorno piccola - rispose l'Arcangelo, accarezzandole i capelli scompigliati dalla notte.

Si abbracciarono rimanendo distesi sulla sabbia che aveva protetto i loro sogni, ai piedi del divano rosso.

- Che pace... - disse Gabriel - ...non sembra vero, dopo tutto quello che abbiamo passato...

- Si - confermò Gracelyn - vorrei durasse abbastanza da poter rimanere qui, in questo Paradiso, solo con te...

Gabe la baciò dolcemente sulla fronte, sorridendole - Lo vorrei anch'io amore. Ma sappiamo bene come il Capo e Poseidon avranno di certo una nuova Missione da assegnarci molto presto!

- Accidenti al lavoro! Non voglio tornarci sulla Terra! - esclamò lei, ridendo, - Dovrò anche sacrificare i miei piedini in quegli scomodi strumenti di tortura che laggiù chiamano scarpe!

Gabriel rise a sua volta, osservando le gambe perfette della sua Ondina. Poi assunse un'espressione pensosa.

- Ti manca la libertà di nuotare nell'Oceano con la tua pinna caudale? - chiese.

- Un po'... ma dovendo scegliere fra quella e l'amore, ho scelto la cosa a cui non avrei mai potuto rinunciare - rispose Grace sorridendo.

L'Angelo l'abbracciò teneramente, stringendola al petto.

- C'è una cosa che mi sono sempre chiesto, da quando ti ho conosciuta... tu sei l'unica Sirena che abbia mai rinunciato in parte alla sua natura marina?

Grace si accoccolò comodamente sul petto del suo Arcangelo, che la strinse in un tenero abbraccio. Quindi rispose:

- No - disse infine - non so di preciso quante, ma ce ne sono e ce ne sono state. E' molto nota la storia della prima, mia sorella Ariel, agli abitanti della Terra. Anche se nei secoli è stata colorita fino a diventare una favola, una bella favola.

- Ariel... Ariel... Parli proprio di quella favola!? Sei la sorella della Sirenetta!? - chiese Gabe spalancando gli occhi.

- Si, proprio lei! - confermò Grace ridendo - Anche Ariel rinunciò alla sua natura marina per amore... sarà mica genetico!? In quel caso Poseidon non fu così comprensivo come lo è stato con me, privandola di tutti i suoi poteri, quasi a voler punire quella ribellione. Però mio padre è una pasta... d'acciuga! - accompagnò quella battuta con una squillante risata divertita - Sapeva che già alla prima discendenza sarebbe mancata solo la pinna caudale, mentre avrebbe riavuto tutti gli altri poteri.

- Interessante... - commentò Gabe, riflettendo - ...prima discendenza... vuoi dire che tutt'oggi hai parenti con super-poteri in giro per il pianeta?

- Naturalmente. Ma la maggior parte non è comunque a conoscenza della propria natura speciale, perché solo bagnandosi nelle acque dove viveva Ariel riacquistano i poteri.

- E a quel punto diventano come te?

- Più o meno. Ma discendendo da una Sirena a cui erano stati tolti i poteri, le loro capacità sono molto blande, e non possono partecipare in prima persona alle Missioni, anche se collaborano in seconda linea. Credo Chuck sia uno di loro...

Gabriel sciolse il suo abbraccio e si alzò in piedi, andando verso il mare. L'Ondina lo seguì, mettendosi accanto a lui e stringendogli la mano.

- A che stai pensando? - gli chiese, vedendolo ammirare le acque con uno sguardo perso in chissà quali riflessioni.

- L'Oceano è molto più complesso del Cielo... - mormorò l'Arcangelo.

Lei gli carezzò il braccio, poggiando la testa sulla sua spalla. La brezza sottile e calda proveniente dal mare le scompigliava i lunghi capelli castani.

- ...Non di tanto... c'è sempre un punto all'orizzonte dove Cielo e Oceano si uniscono - disse la Sirena, fissando il mare.

17/11/09

Start

Ricordo...

Attraversai l’America, era la prima volta,

panorami intravisti nei Tuoi occhi...

Quant'era strano...

Schermi gemelli, uniti sulla stessa

Strada,

i Tuoi occhi...

in cui si riflettevano visioni

del mio spirito, fatto di Aria e Fuoco,

e il Modo in cui vedevo era anche

il Tuo,

e già potevo dargli il Nostro Nome.

Ricordo...

quando Atlantide dormiva

un sonno chiuso nella Torre ermetica,

sotto quel Mare dove tante volte,

mi ero persa, lacerata, unita

urlando nel silenzio una preghiera,

un soffio di Vita che dal profondo

giungesse a Chi avrebbe fatto Riemergere

la corrente sottomarina...

Ricordo...

il Sole che splendeva a Liverpool,

in quei grigi giorni di primavera,

quando il dolore generò la Speranza,

e che mai dimenticherò...

E il Caldo di fine Maggio,

che sempre, e ancora più forte,

per sempre proteggerà

la mia Rinascita...

Gocce di Pensieri, leggeri e dolci,

riuniti in una Sacra Celebrazione,

Onde infinite in un Oceano di Emozioni,

più Forti nel loro incedere,

da quando il Vento, saggio misterioso,

le ha rese spose del Tempo e dello Spazio,

spingendo il loro moto in California,

su quella Spiaggia dove posso

amarti,

contro la Roccia dove non più sola

grido il mio pazzo, immenso, puro

Canto d'Amore.

Grazie, Amore Mio...

Grazie a te, Grazie di Esistere, ancora una volta.

26/09/09

White Sands-Il Grido delle Onde

VIII. Il sogno

Quell'incidente con l'onda mi ha lasciato spossato per tutto il pomeriggio, il Surf è finito, almeno per oggi. Sono rimasto con Sandy, passeggiando lungo la spiaggia, e chiacchierando come facciamo sempre, da molti giorni, ormai. Mi ha raccontato alcune delle leggende marine di questo posto -le leggende marine sono diverse, a seconda della spiaggia dove nascono, e del mare che le alimenta: fredde e burrascose quelle dell'Atlantico meridionale, placide e musicali quelle degli atolli nel Pacifico, pittoresche e divertenti quelle delle coste dell'Europa.

Le leggende della spiaggia bianca parlano di gabbiani e delfini, principalmente, storie che danno un senso di comunione con gli elementi che, in quest'angolo di mondo, paiono concorrere per formare una sorta di universo parallelo, praticamente senza ombre, dove troverò, prima o poi, l'Onda Perfetta. Un universo del quale, naturalmente, Sandy fa parte, ne è, anzi, una delle principali protagoniste.

Sono andato a dormire presto, i postumi della caduta in mare, e il principio di annegamento, cominciavano ad esigere la propria parcella, verso il tramonto. Entrato nella tenda, in capo a pochi minuti, già ero immerso in un sonno profondo. Ho fatto un sogno, del quale ricordo solo alcuni particolari, ma così vividi da rimanere impressi nel tessuto del mio essere.

Stavo cavalcando un'onda molto alta e veloce, e filavo sicuro lungo la superficie, seguendone la piega, in equilibrio stabile sulla tavola. Un gabbiano mi volava sopra, lanciando richiami ai compagni, che se ne rimanevano a fissarmi dalla scogliera a ovest, quella oltre la quale era comparsa Sandy, la prima notte.

-Hai mai volato dentro l'Oceano?- ha detto improvvisamente il gabbiano, con una voce divertita che sembrava quella di un cartone animato. La logica del sogno ha fatto si che non mi chiedessi come facesse un gabbiano a parlare con la voce di Paperino, e ho risposto:

-No, solo in superficie.

-Vieni!- mi ha invitato lui, tuffandosi dentro l'onda.

L'ho seguito, con la mia tavola, iniziando a sfrecciare fra le correnti sottomarine, seguendone una molto forte, e calda. Il gabbiano si era trasformato in un delfino, che mi sorrideva, mentre nuotava a tutta velocità davanti a me, andando sempre più verso il fondo dell'Oceano. Potevo sentire i richiami che lanciava, o forse era una canzone, della quale capivo alcune parole.

Arrivati sul fondale, che era bianco, come la spiaggia, il delfino ha iniziato a ballettare, intorno a una formazione di corallo, color rosso acceso. Pareva volesse indicarmi qualcosa, in mezzo alle minuscole ramificazioni che si ergevano dal fondale per un metro, un metro e mezzo. Mi sono fatto più vicino, e l'ho vista.

Era una conchiglia, a forma di stella, come quella che avevo trovato, e poi perso. Ma non era la stessa. Più piccola, anche se la forma e i colori ricordavano l'altra, e pure i riflessi che il Sole, da sopra la superficie del mare, ne traeva, scendendo in parallasse fino a quelle profondità. Riflessi di onde che si muovevano, striature verdi e madreperlacee che si incrociavano, si abbracciavo, si compenetravano.

Ho preso la conchiglia, tenendola fra le mani per un po', e sentendo una vibrazione passare dalla sua materia cornea all'interno del mio sistema circolatorio. Ho fatto per portarla all'orecchio e... mi sono svegliato.

E' mattina. La luce del Sole penetra attraverso la tenda, calda e rinvigorente. Mi stiracchio, sentendo che i muscoli, i tendini e le articolazioni rispondono perfettamente, dopo la notte di riposo. Posso tornare a cavalcare le onde, oggi. Poggio le mani sul fondo della tenda, e sfioro qualcosa con le dita della destra. E' la conchiglia. Non la mia, quella trovata e poi smarrita, il che non mi sorprenderebbe -può essere finita qui mentre rimettevo a posto il mio equipaggiamento, dando così una risposta alla sua misteriosa scomparsa.

E' la conchiglia del sogno.

Deve esserci una spiegazione razionale del perché la conchiglia che ho sognato si trovi qui, reale, accanto a me nella tenda, stamattina al mio risveglio. L'incidente con l'onda mi ha lasciato in uno stato semiconfusionale per gran parte della giornata di ieri, e posso aver raccolto senza pensarci quella conchiglia dalla spiaggia, averla portata nelle tenda, ed essermene poi completamente dimenticato. La conchiglia è poi 'rientrata' nel mio sogno per un meccanismo inconscio. Questa è una spiegazione plausibile.

Le mie riflessioni -ancora confuse dopo la disavventura di ieri- vengono improvvisamente interrotte dalla sagoma di Sandy che si staglia in controluce sulla tenda. Subito dopo la sua voce cristallina mi porge il buongiorno.

cap 8 samy

31/08/09

White Sands-Il Grido delle Onde

White Sands Capitolo 3 Robi II.
Il sole di mezzanotte

Il buio era calato da diverse ore, e io, armata di torcia, tornai sulla spiaggia a curiosare, presumendo che l'Uomo a quell'ora, fosse già andato a dormire da un pezzo, sfinito dal viaggio e dall'attività surfistica della giornata.
Era troppo tardi per tornare indietro, quando mi accorsi che lui, invece, era seduto con le spalle contro la tavola da Surf, poggiata ai lati dell'auto, e mi stava guardando.
-Salve- mi salutò, -Hey! Abbassa quell'affare!- esclamò poi, portandosi una mano sugli occhi, dopo che gli avevo puntato inavvertitamente il fascio di luce della torcia sul viso.
-Scusa...- riuscii a dire obbedendo, abbassando subito la mano che impugnava la torcia, mentre cominciavo a chiedermi cosa diavolo mi avesse spinto a cacciarmi in quella situazione imbarazzante.
Lui mi guardò rassicurandomi con un sorriso, e poi riprese a parlare spezzando l'aria tesa del mio silenzio.
-E' una spiaggia privata?- chiese educatamente, -Sono entrato in una proprietà privata?
-Come?
-Sono in viaggio, con la mia tenda. In... vacanza, si. Ho notato questa bellissima spiaggia, e ho pensato di fermarmi qui per un po'. E' una proprietà privata? Non ho visto cartelli, o...
-No, no, non che io sappia almeno,- risposi divertita.
Mi sentivo già più tranquilla. Lui mosse un passo verso di me. Istintivamente sollevai la torcia di qualche centimetro.
-Stai tranquilla, non ho brutte intenzioni,- riprese, portando le mani avanti, -sono in vacanza, te l'ho detto. Domani, o al massimo dopodomani, me ne vado...
-Si, ho capito,- dissi io, ridacchiando, -sei in vacanza. Io invece abito qui...- indicai con la mano il punto oltre la bassa scogliera dove si trovava casa mia, -Laggiù.
-Che ci fai in giro a quest'ora, da sola, sulla spiaggia?
-Cercavo una conchiglia che ho visto qui ieri mattina... ma probabilmente il mare se l'è portata via- risposi, dicendo la prima cosa che mi venne in mente.
Il surfer probabilmente lo capì, perché mi fissò con aria perplessa per qualche secondo, prima di continuare la conversazione.
-Mi dispiace, sono qui da stamattina, ma non ho visto nessuna conchiglia...
-Peccato... era proprio bella... tornerò a cercarla di giorno... sarai qui anche domani?
-Probabile. Se le onde sono buone come quelle di oggi...
-Le onde?
-Si... faccio Surf, cioè...
Io annuivo con aria interessata, facendo finta di non sapere quale fosse il motivo che l'aveva portato a White Sands. Non volevo lasciar trapelare dalla mia espressione il fatto che avessi ammirato le sue evoluzioni surfistiche per tutta la giornata.
-Si? E' strano vedere surfer su questa spiaggia. Forse perché è nascosta dalla scogliera, ed è difficile arrivarci, ma non se ne vedono mai.
Lui annuì, fissandomi. Senza dargli il tempo di replicare, continuai, -...forse ci rivedremo allora. Magari faccio un salto in Spiaggia, domani sera... per vedere se il mare ha restituito la conchiglia. Ciao!- gli dissi facendo un cenno con la mano prima di voltarmi per andare via, impaziente di liberarmi da quella situazione che si stava facendo troppo piacevole.
-Hey aspetta!- mi richiamò lui, -Non ci siamo presentati... io sono Ronny Rattles.
-Io Sandy, Sandy McBears- gli dissi girandomi e puntandogli di nuovo la luce contro.
Ronny mi sorrise. Era piena notte, ma in quel momento vidi il Sole sorgere, luminoso come l'Aurora Boreale, che ridava calore al mio spirito, cominciando a sciogliere il ghiaccio che mi aveva ibernato l'anima, imprigionandola per un Inverno che sembrava senza fine.
-A domani, forse... ciao Ronny- mi voltai e corsi via senza aspettare la replica, intimidita da quel sorriso devastante.

Se l'Uragano ha il profumo del Sole, riesce a sciogliere anche ghiacci che sembrano solidi come roccia incrostata d'Oceano...”

 

10/08/09

White Sands-Il Grido delle Onde

White Sands 01 - Prologo Robi

 Prologo.
L'Inverno del Mare

...Ed ecco che torno a sincronizzare la Mente con le Onde del Mare.
Ho passato tanti Inverni rannicchiata in un Angolo Roccioso d'Universo, a conversare con Nettuno, cercando la Sua Voce nel suono sereno delle Onde, escludendo il resto del Mondo che mi circondava.
Vento e freddo non mi spaventavano, anzi, erano parte integrante di quelle Onde che battevano forte sugli scogli, raggiungendomi nonostante la discreta distanza che mi separava dal Margine.
Lasciavo che gli spruzzi d'Acqua dolcemente salata mi arrivassero sul viso, gelati come punte d'Acciaio immerse nella neve, ma preziosi come perle di rugiada che lavano foglie d'autunno dalla polvere accumulata in una torrida estate.
Ascoltavo ad occhi chiusi le grida delle Onde, che si confondevano con le urla dei Gabbiani, messaggeri degli Angeli, portandomi a metà Strada per una sosta in Paradiso.
Restavo per ore persa in quella Dimensione parallela, vagando tra pensieri e fantasie, e spesso osavo chiedere ai Gabbiani come sarebbe vivere in un Faro, rimanere per sempre ad ascoltare il moto delle Onde infrangersi alla base dei miei sogni, portandosi via il tormento dei ricordi che scherniscono l'anima.
Loro mi dicevano di dare tempo al Tempo, che ciò che sembra impossibile non sempre è irrealizzabile... che avrei potuto abbandonare tutto ma non dovevo lasciar morire la speranza...
Chissà cosa pensavano di me, quei Gabbiani, ogni volta che mi vedevano seduta proprio qui, sulla stessa roccia in cui sono ora, una delle tante di questa scogliera che abbraccia la Baia, e avvolge l'enorme Spiaggia Bianca sempre deserta...
Aspettavo che passasse l'Inverno, in compagnia della mia solitudine, in attesa di quell'Angelo che mi parlava attraverso la voce dei suoi messaggeri, quasi promettendo che mi avrebbe trascinata via da quel volontario isolamento, probabilmente condizionata da una leggenda di queste parti.
Restavo lì fino a che i riflessi sbiaditi di un tramonto in bianco e nero mi riconducessero alla realtà quotidiana, sempre la solita, sperando l'indomani portasse qualcosa di diverso...


28/07/09

III - 28 Luglio 2009

forse se tu lo domandi
domani ci troviamo
all'incrocio delle tue
braccia grandi
per correre a gridarci
ti amo
e cosa ci vuoi fare
se tutto questo
non e' ancora un paradiso
se non c'e' abbastanza notte
per sognare
e stai cercando pure tu
un sorriso
ti basta entrare in memoria
di qualche buona storia
e poi cliccarci su

28 Luglio Blog Living

< Prosegue da

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28/02/09

28 Febbraio 2009

White Sands - Il Grido delle Onde Scritto, diretto e montato da Samy California Musiche: There You'll Be - Faith Hill

9 mesi fa...

Robi si chiamava ancora Rutwen, Samy era Samantaforever, la California il luogo dove si erano incontrati, nel mezzo dell'Inverno di loro vita, in una fredda giornata di Febbraio.

I loro sguardi si incrociarono, il tempo di mettere in moto la macchina, e proseguire, ognuno lungo il percorso che credeva dovesse portarlo al Dove. Le loro Voci risuonarono brevemente, per un saluto passeggero strada facendo.

Ma non era così...

Subito la voglia di partire per la vera California, voglia non detta ma comune, e trovare, finalmente, il luogo dove la Realtà sconfina nel Sogno.

Quella Realtà era già in divenire, grazie a ciò che alcuni chiamano Destino, ma per loro fu, e da allora è sempre stata, Acqua nell'Acqua.

Buffi pupazzetti e orsi li unirono, dapprima, una Piccola Stella timida nascosta dietro la Luna spiava il Sole, cantando di Armonia. Un uomo si scoprì poeta, con la Grazia nel cuore.

E furono risate, confidenze, battute, emozioni...

Ben presto si unirono in una danza pazza che li stringeva sempre di più, rivelando i riflessi dell'Amore che si infiltravano tra le pieghe di un'Amicizia già profonda.

Riflessi dai quali cercavano di ripararsi dietro lo specchio del passato, ma fu impossibile, in quanto la Luce riflessa sullo specchio raddoppia di intensità, e ben presto ne furono travolti completamente.

Successe il 28 Maggio 2008, in una calda, molto calda, sera di fine Primavera, con la Natura in pieno risveglio, l'Estate che si avvicinava, promettendo giorni di infinito Sole a due anime che già si chiamavano per Nome.

Rutwen diventò un Arcangelo; Samantaforever l'Ondina scalza, Musa delle sue Poesie.

Entrambi, 9 mesi dopo cantano ancora di Grazia e Armonia, dalle Stanze della stessa Casa, sorta su una Spiaggia Bianca, dove le Nuvole e le Onde si abbracciano, illuminate dalla Luce del Faro, in California.

Questo è adesso, Domani è 4 ever.

Buon 28 Febbraio Samy

Buon 28 Febbraio Robi

Waves & Wings Scritto, diretto e montato da Robi California Musiche: Gymnopédie n.1 - Erik Satie; Dance On Stilts - Blue Öyster Cult
 

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