Ed ecco che torno a sincronizzare la mente con le onde, anche se in realtà, non ho mai smesso di farlo. La sincronia che mi lega all'Oceano e al moto delle correnti fa parte di me, è una cosa a cui non potrei mai rinunciare, è impressa nella mia natura. Sono sempre seduta qui, sullo stesso scoglio di un tempo non troppo lontano, a guardare i muri d'Oceano alzarsi col solo scopo di infrangersi sulle rocce di questa meravigliosa e magica Baia, mentre appunto sul Diario della Vita pensieri e sensazioni sparse, accumulati nel corso degli anni. Uno sguardo al passato su cui poggiare qualche domanda, e una manciata di considerazioni. Cosa resta della mia solitudine? Niente, o solo qualche brandello di ricordi spiegazzati, dissolti miseramente tra pochi granelli di sabbia. E quel Margine che ostruiva la vista dell'orizzonte è stato frantumato dalla forza del Vento. Sì, perché seduta sulla scogliera, non sono più sola. Ronny siede con me stringendomi sul suo petto, dove sento i battiti di un cuore ancora più meraviglioso di quanto avevo intuito. Insieme ascoltiamo il magico grido delle onde, anche se ora, più che un grido, sembra una melodia cantata a due Voci, dal vento e dalle correnti sottomarine. Da quando Ronny è arrivato a White Sands, la mia vita è cambiata. E da quando decise di rimanerci, Tutto, è cambiato. Sulla Spiaggia non c'è più la sua tenda, ma la Nostra Casa. Abbiamo un'enorme terrazza poggiata direttamente sulla sabbia bianca di quest'incantevole Posto, dove di sera, spesso, ci teniamo le mani ascoltando le onde e contemplando le stelle... compresa quella che si accese per la nascita del mio Surfer, ovviamente! E i muri del Living non sono fatti con mattoni e cemento, no. È un' unica vetrata da cui possiamo ammirare l'Oceano anche se diluvia, seppur in California non succede spesso, a dire il vero. C'è sempre il Sole qui, e i suoi raggi illuminano Gary e Rhonda, le nostre piccole pesti, che giocano rincorrendosi tutto il giorno, facendo a gara a chi fa volare gli aquiloni più in alto, con i gabbiani che fanno da giudici. Ronny non ha mai smesso di fare surf, e ha già cominciato ad insegnare l'uso di Carmilla a Gary, che sembra sia nato per cavalcare le onde, proprio come il suo papà... tutto da lui ha preso (a parte gli occhi, quelli sono i miei!). E io? Io resto sempre a guardarlo, come quando ci siamo conosciuti, non più dalla scogliera, però, ma dalla battigia. Perché raccolgo conchiglie insieme a Rhonda, che poi le regala orgogliosa al suo papà -di cui ne è innamorata pazza- sorridendo sotto il casco di ricci neri che le ricade sul viso paffuto.
“Ho affidato al Vento i miei Respiri, per far sì che li portasse da Te, e leggeri ti accarezzassero l’Anima come Gocce di Stelle che accarezzano il Cielo. Ho dato Fuoco ai miei Pensieri, per alimentare la Fiamma che scalda le mie Notti d’Inverno intrise di Te, come Lingue di Fuoco che ardono di Vita. Ho nutrito d’Acqua la Terra, affinché possa produrre Frutti Buoni e Robusti, come Alberi di Gioia dalle solide Radici, e ampi Rami colmi di Verdi e Vive Foglie. Ho prestato a Dio la mia Anima e il mio Cuore, perché li custodisse in un Luogo più sicuro del mio corpo, come un Battito d’Ali custodito dai Venti, prima di essere restituito agli Angeli. Ma Cuore e Anima non mi sono più stati riconsegnati, Dio li ha regalati a Te. Per rendere Meravigliosa la mia Vita.”
Ora la mia, anzi la Nostra Vita è perfetta, Ronny è Perfetto. E Unico. E Speciale. Cos'è che lo rende tale? Non lo so... sarà perché la sua Pura Unicità, l'ha giurata alle Onde, proprio come me.
“Niente male... ma ora io sono più bravo di lui a fare Surf!” “Te lo sogni!”, esclamò Rhonda, commentando la battuta di Gary,”Lui è sempre il migliore. Certo che hanno avuto proprio un'ottima idea a unire i loro diari di allora, e farne un'unica storia... sarò di parte, ma è il romanzo d'amore più bello che abbia mai letto!” “E' così pieno di immagini vive e affascinanti, che non penso avremo difficoltà a tirarci fuori un copione per il film... e se avremo dei dubbi potremo chiedere a loro.” “Sempre che non siano troppo occupati a farsi le coccole, sul loro divano rosso di fronte alla Terrazza sull'Oceano!... La Terrazza sull'Oceano... suona bene! Potrebbe essere il titolo del film!” “La Terrazza sull'Oceano... niente male davvero. Piacerà sicuramente anche a loro.” “Farò una colonna sonora da favola... vedi di non rovinarla con inquadrature da dilettante, fratellone!” “Dilettante io? Tu piuttosto cerca di non fare confusione fra la partitura per organo e quella di chitarra... e mi raccomando, chitarra reverberata, sorellina!” Gary e Rhonda scoppiarono a ridere, osservati dalle figure abbracciate del Surfer e l'Ondina, che ammiravano i loro figli seduti di fronte all'Oceano, dalla Terrazza della loro Casa.
Mi prese per mano e andammo a sederci nella tenda. Non parlammo molto quella sera, ci guardavamo sorridendo, e basta. Eravamo sdraiati l'uno di fronte all'altra, e io non avrei voluto essere in nessun altro luogo, se non lì, accanto a lui. Ronny si addormentò esausto, e io restai tutta la notte a guardarlo accarezzandogli il viso. Chissà se stava sognando ancora gabbiani e delfini parlanti, oppure ondine che sbucavano dal fondo dell'oceano per salvargli la vita... Ma per quanto sorrideva, sicuramente doveva essere un sogno meraviglioso.
“Una Notte Perfetta è un Bagliore d’Eterno che salpa ai confini della Realtà, un Riflesso di Cuore che si bagna nel Succo della Vita. È sentire Onde d’Emozioni assalire l’Anima dolcemente, un Fulmine che scarica migliaia di Scosse Elettriche in un Varco tempo-dimensionale in Tormenta. Una Notte Perfetta è scivolare tra le calde Mani di un Sogno, cullarsi tra i Baci di un Sospiro d’Uragano, possedere la Strada per il Paradiso perdendosi nei Sentieri ardenti di una Tempesta di Fuoco. Una Notte Perfetta è stringerTi in tante Notti Perfette. Una Notte Perfetta è implorarTi di continuare ad essere mio. Una Notte Perfetta e chiederTi Tutto Ancora… Una Notte Perfetta è guardarTi negli occhi e urlarTi il mio Amore Mentre mi perdo nel Tuo.”
“Pigre figlie del Vento e della Marea, damigelle della Corrente calda che dal Golfo del Messico, attraverso migliaia di miglia, e secoli di incantamento, danzano sul palcoscenico dell’Atlantico, brillanti di quella Luce che vibra laggiù, in quell’Isola cara all’Arcangelo.
Portano la voce del sale dei Tropici, e la musica di antiche magie, rinnovate nel dolce sorriso che attende al di là dell’Oceano, su uno scoglio, seduta e pensosa, ma piena di Grazia marina. I capelli che giocano a ciocche coi raggi del Sole. Nei Suoi occhi scintille immortali che gridano Amore.
Le Onde vagabonde che percorrono le rotte dei gabbiani si alzano e ricadono, fanno salti e capriole, ed ognuna di esse porta un dono e un miracolo, un bacio e un respiro, la meraviglia del Tempo, e la Vita.
Quando giungono a lambire lo scoglio dove siede l’Ondina, si accovacciano ai Suoi piedi, Le parlano sottovoce, e Lei sorride ancora, ed ancora, ed ancora.”
Sandy si gira verso la mia figura distesa accanto a lei, sulla battigia della spiaggia bianca, e sorride. Io mi sono addormentato, e nei tenui colori del tramonto sembro un bimbo che sogni favole, popolate di eroi e arcobaleni, imprese da compiere e principesse da salvare. Mi accarezza dolcemente il volto, poi si alza in piedi, fissando l'oceano aprirsi davanti a lei, vasto, infinito. -Ciao, figlia del mare,- dice una voce alla sua destra, con un tono che ricorda quello di un cartone animato. Sandy si volta, e risponde al saluto del gabbiano, che dalla scogliera a est la guarda, con un sorriso sardonico, -Ciao, Miguel. -Scommetto che non vedi l'ora di farti una nuotata,- riprende il gabbiano, -cosa aspetti? Vai. Sandy torna a fissare il mare, poi il gabbiano. Poi inizia a correre verso le onde, battendo l'acqua tiepida di White Sands, coi piedi che saltellano allegramente. Infine si tuffa nell'oceano, sparendo velocemente tra le correnti sottomarine. Nuota per ore, quasi tutta la notte, senza tornare in superficie, salutando i pesci che incontra, e giocando con le conchiglie dai mille colori, che riposano sul fondale, il cuore pieno di una gioia infantile che pare non aver mai provato, prima. Incontra i suoi amici delfini, e nuota con loro lungo le correnti, rispondendo ai loro richiami, cantando le loro canzoni. Il tempo pare non esista, mentre la notte lentamente lascia il posto al giorno, e la luce del sole inizia a filtrare nell'acqua, coi raggi che formano aureole dorate nell'oceano color smeraldo. Sandy è felice. Sorride ai delfini, che le nuotano giocosamente intorno, e piano piano si dirige verso la costa. Esce dall'acqua e cammina con passi sicuri in direzione del punto dove io ancora dormo. L'acqua le scende in piccole gocce di madreperla lungo il corpo, fresca e leggera come la carezza di una nuvola. Giunta presso di me, si accoccola sul bagnasciuga, mi guarda e sorride. Mentre il sole sale piano sopra l'orizzonte, e l'Oceano brilla di miliardi di stelle, mi si distende accanto, aspettando il mio risveglio. Ho sognato molto da quando sono a White Sands, ma questo forse è stato il sogno più bello che abbia mai fatto.
“E' una storia così bella che sembra davvero un Sogno!” “Se non avessero creduto in quei Sogni, forse non ci sarebbe stata nessuna storia da raccontare.” “E anche la figura dell'Ondina nasce da un sogno...” “...e l'Ondina, come tutti i loro sogni, è diventata Realtà.”
Queste due ore sono volate, riempite dai preparativi, e nello stesso tempo ogni secondo sembrava cristallizzato e immobile, come succede quando il momento atteso da lungo tempo, una vita forse, si sta avvicinando. Quante volte, ai tempi di Platform Beach, ho provato quella sensazione, quando, coi ragazzi della Squad, aspettavamo le onde della prima mareggiata, e quante volte ci eravamo illusi in mezzo a quelle ci fosse l'Onda Perfetta? Ora è arrivata, e come sempre accade quando passato presente e futuro si avvicinano al loro punto focale, il tempo perde ogni regola. Mentre preparo la tavola, lubrificandola con estrema attenzione, perché l'attrito con la cresta dell'Onda non comprometta l'equilibrio, una volta in piedi, e controllo ogni centimetro del legno che mi ha accompagnato per anni, frammenti di memoria mi sfrecciano nella mente, troppo velocemente perché possa afferrarli, e soffermarmici, ma ognuno dei quali con una lezione, o un avvertimento da dare. L'esperienza accumulata in anni di Surf, che contribuisce a prepararmi, per incontrare nel modo migliore l'Onda Perfetta. E finalmente arriva. Eccola, là davanti, a qualche centinaio di metri dalla battigia, mentre con velocità si avvicina, anche se pare lentissima nel suo liquido incedere, e si alza pigramente. A questo punto è già alta due metri, due metri e mezzo. Quando giungerà presso la costa, probabilmente raddoppierà. Esistono onde più alte di quella, più veloci, e anche più stabili, ma non sono le dimensioni, o le caratteristiche chimico-fisiche, a fare di un'onda, l'Onda Perfetta. E' il modo in cui ogni molecola della sua anatomia si specchia nella tua. Con Sandy che mi osserva, seduta sugli scogli nella consueta posizione -le ginocchia contro il petto e la testa leggermente inclinata a sinistra-, entro in acqua, e mi stendo sulla tavola, remando lentamente con le mani, in direzione dell'Onda. Mano a mano che mi avvicino, il mare tende a curvarsi, sotto di me, e di fronte inizia ad alzarsi una parete smeraldina di compatta materia liquida. La fisso, e sento che lei fissa me, coi suoi occhi elementali, fatti di molecole di idrogeno e ossigeno, e un soffio di aria a bassa pressione, che arriva dalla nuvola di acqua polverizzata che ricopre la cresta. E infine sono alla base. Mentre la forza della corrente vince la gravità, sollevandomi fino alla cresta dell'onda, il respiro mi si mozza nei polmoni, e il cuore inizia a battere a più non posso, pompando sangue alle tempie, che pulsano a tempo. Sono presto sulla cresta, e mi sollevo in piedi sull'asse. Rimango in equilibrio per qualche istante, mentre la schiuma avvolge la tavola, e io cerco la posizione migliore per sfrecciare in parallelo col moto dell'Onda. La nuvola si è sollevata, e forma una barriera sopra la mia testa, che impedisce ai raggi del sole di abbagliarmi, permettendomi di allargare le braccia, mentre sfreccio in parallelo con la cresta dell'onda, e la superficie del mare. Sollevo le braccia e sento la nuvola fra le mie dita; la tavola è perfettamente in equilibrio sull'Onda, mentre l'attraverso diagonalmente a una velocità incredibile. In quell'istante, onda e nuvola si prendono per mano, attraverso di me, dentro e fuori di me... poi, per una frazione di secondo che dura per sempre, la tavola si stacca dalla superficie dell'acqua, e io volo. In questo istante comprendo. Che il Tempo ha un senso, lo Spazio ha un senso, la Vita ha un senso. Che siamo Acqua. Nell'Acqua dell'esistere. E nella mente, nell'anima, nel cuore, e in ogni muscolo, fibra, tendine, nel sangue e nelle molecole, nelle articolazioni e nelle strade che uniscono le sinapsi, creando il pensiero, sento vibrare la Parola che muove i pianeti, gli atomi e tiene unito l'Universo, rendendolo infinito. Quella Parola, per me, ha il colore dell'Oceano, a White Sands, quando si specchia negli occhi di Sandy.
Lo ammiravo col cuore in gola, ero contenta per lui, stava realizzando il sogno della sua vita. Anche se, ora che aveva trovato l'Onda, sarebbe sicuramente andato via da me, a cercare un'altra Onda Perfetta chissà dove. A quel pensiero non riuscii a trattenere lacrime bollenti, che rigarono il mio viso segnandolo con la consapevole paura che avevo sempre avuto, fin da quando Ronny era arrivato a White Sands: che prima o poi mi avrebbe lasciato. Uscì dall'acqua strisciando Carmilla sulla sabbia, e correndo verso di me, mentre sorrideva ancora eccitato dalla Surfata della sua vita. Asciugai gli occhi e saltai giù dagli scogli, andandogli incontro. -Sei stato grande, mi hai fatto fermare il cuore! -Avresti dovuto sentire il mio quando ero là in cima!- disse lui ancora in estasi, -Ma... cosa c'è?- mi chiese preoccupato, notando evidentemente i miei occhi lucidi. -Niente... mi hai emozionata, te l'ho detto!- mentii, -Quindi, cow boy delle onde...- ripresi dopo un attimo di imbarazzato silenzio, -ora che hai trovato la tua Onda... andrai a cercarne un'altra altrove, suppongo... -Altrove?- chiese guardandomi in modo strano, come se avessi detto chissà quale cavolata, incollando gli occhi ai miei, -Non ho nessuna intenzione di andare via! La mia Onda Perfetta l'ho trovata qui...- aggiunse prendendomi le mani, -Qui con te, Sandy... Lo guardai stupita, incredula e felice. Avevo capito. Il grido acuto di un gabbiano che volava a pochi metri da noi interruppe il nostro silenzio, facendoci alzare la testa, era di nuovo Quel Gabbiano, quello Diverso! -Guarda! Sembra Jonathan Livingston!- Esclamò Ronny. Lo guardai stupita ancora una volta. Mi aveva letto nel pensiero? -L'ho pensato anch'io... quando l'ho visto nel Sogno... il Nostro Sogno... quello del Faro e Miguel... Ronny mi guardò e sorrise. Non chiese e non disse niente riguardo il gabbiano e il sogno, -Andiamo- aggiunse soltanto.
Gli avvenimenti delle ultime ore mi hanno fatto dimenticare la conchiglia che ho trovato al mio risveglio. Ma il sogno comune avuto con Sandy, e l'avventura nel faro, reale o immaginaria che fosse, ha riportato quella valva in primo piano nella mia mente. Mi chiedo ancora come sia finita qui, ma a dire il vero non me importa poi molto, tutto sommato preferisco considerarlo un dono del gabbiano che parlava con la voce di Paperino, e il delfino giocherellone. Oppure magari l'ha lasciata proprio Miguel. Ad ogni modo, se davvero è sbucata fuori da un sogno, dove ho nuotato fino al fondale marino, verso la formazione corallina che la custodiva, è perché la portassi nella spiaggia bianca, e una volta sveglio ne potessi far dono a Sandy. Una voce interiore mi dice, infatti, che questo è lo scopo del sogno. Mi ero ripromesso di donargliela, è vero, e poi me ne sono dimenticato, visto tutto quel che è successo in seguito. Ma lo farò stasera.
“Dice una leggenda che nel punto dove il sogno e la fiaba s’incontrano, in un istante sospeso fra l’infinito e il Tuo sguardo, c’è una luce che brilla per me.
Parlano le Voci di miliardi di stelle cadenti, ed ognuna conserva la pura magia di trovarTi al mattino come goccia di rugiada al mio risveglio.
Giurano le nuvole che sogni il mio sogno, e io mi specchio nel Tuo l’orizzonte che vibra oltre la soglia del nostro abbraccio è la
trasparente canzone che
nell’Alba di Smeraldo le sirene cantano agli angeli, fra gli scogli e l’estate, in un attimo d’incanto che profuma di Te.”
Era appena scesa la sera, quando tornai da Ronny sulla Spiaggia. Lui non si accorse del mio arrivo, se ne stava seduto sulla sabbia con le gambe incrociate e le mani poggiate sopra, contenenti qualcosa di piccolo, che da quella distanza non riuscivo a distinguere. Mi avvicinai lentamente, da dietro, senza farmi vedere, e una volta giunta presso lui gli misi le mani sugli occhi, senza dire niente.< -Ciao Sandy- disse, apparentemente senza alcuna sorpresa, ma facendomi percepire il suo consueto sorriso piegando i lati degli occhi sotto le mie dita, -ho un regalo per te...- aggiunse subito dopo. -Un regalo?! Cosa? Dai... lo sai che sono curiosa!- come sempre era stato lui a sorprendere me con quella rivelazione! Ronny era meravigliosamente imprevedibile, riusciva a stupirmi quando meno me lo aspettavo, e la cosa mi piaceva, perché riusciva a farlo senza rendersene conto. Gli veniva naturale, punto. Era una persona eccezionale, e più la nostra amicizia andava avanti, più ero sicura che quando nacque questo cow boy delle onde, in cielo si accese una stella... probabilmente quella più luminosa, quella che ammiro tutte le sere splendere al di là del Margine, prima di addormentarmi. Ronny rise della mia curiosità di bimba, ma non per prendermi in giro, semplicemente perché era contento del mio entusiasmo. Continuando a sorridere mi porse l'oggetto che aveva in mano: era una conchiglia bellissima, a forma di stella. Un regalo più gradito non poteva farmelo! Era la più bella che avessi mai visto, e lo ringraziai colma di felicità. -In realtà l'ho trovata qualche giorno fa, anzi, è stata lei a trovarmi! Dopo un altro sogno strano!- spiegò ridendo, notando il mio sguardo incuriosito, -Sognai un gabbiano con la voce da cartone animato, che mi invitò a seguirlo sul fondo dell'oceano, prima di trasformarsi in un delfino. È lì che l'ho trovata... nel sogno! È successo la sera dell'incidente. Quando il giorno dopo mi sono svegliato era nella tenda... potevo aver trovato la conchiglia da qualche parte, e poi aver creduto fosse piovuta dal cielo nel mezzo di un sogno, perché ero ancora in stato semiconfusionale dopo l'incidente... per questo non te l'ho raccontato... Ma dopo l'altro sogno, quello che abbiamo avuto in comune, comincio a pensare che qualcosa di magico ci sia sul serio a White Sands e... -La conchiglia ha qualcosa da dire... sta parlando...- dissi io portandomela all'orecchio, interrompendolo prima che finisse per trovare una spiegazione razionale anche a quello, –Chiudi gli occhi, ti dico cosa mi sta raccontando...- Lui obbedì, e io cominciai,- La conchiglia dice: “C'è un'onda, all'orizzonte, che si muove veloce, e la sua cresta è una corona di schiuma bianchissima, che si vaporizza al contatto con l'aria. Miliardi di piccole gocce d'acqua, che salgono in alto, verso il cielo. E lassù c'è una nuvola, che cerca di abbassarsi piano piano sulla superficie del mare, per ricevere quelle infinitesimali, infinite gocce d'onda, e serbarle dentro di sé, per aumentare la propria forza, in attesa che divengano pioggia fresca sull'oceano. L'onda si solleva e la nuvola si abbassa, e sembra quasi che desiderino toccarsi, mani tese in cerca l'una dell'altra. Quando le mani dell'onda e della nuvola si stringeranno, cadrà la pioggia sull'oceano, e l'onda e la nuvola, uniti, formeranno...” -L'Onda Perfetta!- mi interruppe lui anticipando quello che stavo per dire, voltando lo sguardo verso l'orizzonte.
Apro gli occhi e fisso l'orizzonte. E la vedo. Lontanissima, ma in veloce movimento verso la terra. Diretta a White Sands, dove giungerà in capo a un paio d'ore. Per un istante il mio cuore si ferma. Poi riprende a battere come mai ha fatto. E' arrivata, l'ho trovata. L'Onda Perfetta.
Mi svegliai di soprassalto, come se lo scossone dell'Onda che nel sogno aveva colpito il faro, fosse stato reale. Il tempo di riprendermi dal brusco risveglio, e mi accorsi che non ero nel mio letto, ma sulla spiaggia, tra le braccia di Ronny, rannicchiata sul suo petto, sotto una coperta! Era l'alba, mi ricordai di essermi addormentata mentre lui leggeva. “Il Sole spunta all'Orizzonte, Figlio del Mare lambito dal Tempo, e del Cielo vestito d'Infinito. Porta negli occhi il Colore del Vento, e nel Cuore la Voce del Paradiso. Scolpisce Nuvole bagnate d'Aurora, soffiando petali di Stelle Binarie. Torna al Mare donandogli l'Anima, per ricevere in cambio il suo Cuore intriso d’Eternità.” Mi sollevai sulle braccia guardandolo mentre dormiva... aveva un'espressione così tenera che per un attimo mi venne voglia di dargli un bacio, ma cacciai quell'idea alzandomi di scatto, svegliandolo inavvertitamente. -Buon giorno!- mi disse sorridendo, dopo essersi passato le mani sul viso. -Ciao... Scusa... ieri mi sono addormentata... e per colpa mia hai dormito anche tu qui fuori...- blaterai imbarazzata. -Ma io non dormo quasi mai nella tenda, non preoccuparti,- mi rassicurò mettendosi seduto, –solo che... ho una sola coperta e... -Sei stato gentile a dividerla con me, grazie- mi affrettai a dirgli prima che finisse la frase. Lui mi rispose con uno di quei sorrisi che aprono il cuore, portando aria fresca profumata d'estate nelle sue stanze. -E' bello dormire sotto le stelle, e svegliarsi col sole che sta per sorgere, non trovi? -Carino, si– risposi mentendo, perché in realtà avrei voluto dirgli che era stato bellissimo addormentarmi, e svegliarmi tra le sue braccia. Ma non glielo dissi, e cercai di cambiare discorso, -Ho fatto un sogno strano, però... -Ah si? Anch'io ne ho fatto uno... ma cominciamo dal tuo, dai. Che hai sognato? -Mah... c'era un faro dietro la scogliera... un tipo vestito di bianco che diceva cose strane... -Miguel...!?- disse Ronny con uno sguardo di sorpresa, -Un ragazzo messicano... vestito di bianco, sui vent'anni...? -Si... ma perché è venuto davvero?- gli chiesi socchiudendo gli occhi, cercando di ricordare e mettere a fuoco quello che era successo, pensando di essere ancora stordita dal sonno. -No... ma penso che abbiamo fatto lo stesso sogno– rispose balzando in piedi, -Nel tuo sogno, dopo che Miguel è sparito, siamo andati al faro? -Si... siamo saliti in cima... c'era un bel panorama... poi mi sono svegliata quando... -… Un'onda enorme si è abbattuta sul faro facendo tremare tutto! -Oddìo Ronny!- dissi io mettendomi le mani sulla bocca, -ma com'è possibile? -Non lo so, Sandy... cosa significa, secondo te?- Mi disse guardandomi con quegli occhi limpidi da bambino, in cui mi perdevo ogni volta che li incrociavo, -Comincio a capire cosa vuoi dire quando parli di cose strane che succedono su questa Spiaggia...- continuò camminando nervosamente avanti e indietro accanto a me, -Ora si che ho bisogno di una bella surfata! -Io me ne vado Ronny... non penso di venire stasera... forse ci vediamo domani...non lo so... -Va bene, Sandy... ma torni, vero?- Mi fece quella domanda con una punta di apprensione, che per un attimo mi fece sperare in un interesse nei miei confronti... ma cacciai subito quella speranza... gli piacevo, certo, ma come un'amica con cui ridere o chiacchierare... e d'altra parte, lui conosceva solo me in quell'angolo sperduto di mondo! -Certo che torno! Ormai dovresti saperlo che non posso fare a meno di questa Spiaggia, no?- gli dissi ridendo e facendogli l'occhiolino, anche se in verità era di lui che non potevo più fare a meno... Ronny mi sorrise e mi salutò, guardandomi mentre mi allontanavo. Mi voltai ancora una volta a guardarlo prima di sparire dalla sua visuale, facendogli un cenno con la mano, che lui ricambiò, e già sentivo la sua mancanza. Ma dovevo starmene un po' da sola a riflettere, su quello che era successo, e su quello che poteva significare.
“Non hanno mai parlato di questo Sogno rivelatore... né del faro. Ma ora capisco cosa vogliono dire quando parlano di 'Acqua nell'Acqua'...” “Era giusto volessero conservarlo per loro. In fondo è la prima cosa importante che hanno condiviso.” “Hai ragione. Ma non mi aspettavo di scoprire tanti segreti in queste pagine.” “Ogni Magia che riesce a unire due anime, due cuori, e farne un unico sangue, deve rimanere segreta... altrimenti l'incantesimo non funziona!” Gary sorrise a quella battuta di Rhonda, e riprese a leggere.
Il sole cominciava a nascondersi dietro le poche e piccole nuvole sparse qua e là sull'orizzonte, che assumevano i colori dei suoi raggi calanti. Il cielo già striato di rosa e arancione, gradatamente sfumava e si fondeva con l'azzurro pallido che colorava il lembo di cielo distante dall'astro luminoso, diventando cobalto a est della scogliera. Io come di consueto, seduta dall'altra parte -sul lato dove tenuemente ricadevano gli ultimi e tiepidi raggi di sole- guardavo Ronny che ancora volava sulle onde. Scesi, a passeggiare lungo la riva, poi andai verso la tenda per aspettarlo lì, come poco prima mi aveva suggerito. Lui sarebbe venuto una volta domata l'ultima onda del giorno. Mi sedetti davanti alla tenda azzurra, sulla sabbia fresca e umida di inizio serata, continuando ad ammirare il mio amico, disteso sull'asse color argento, mentre attendeva l'onda che avrebbe concluso la sua giornata surfistica. Un gabbiano, planandomi proprio sopra la testa, distolse la mia attenzione da Ronny. Sembrava diverso dagli altri... più luminoso, o forse più grande... non lo so. So solo che era incantevole. Lo seguii con lo sguardo fino a quando sparì dietro la tenda. Sorrisi, perché quello splendido volatile mi aveva riportato alla mente Jonathan Livingston, l'impavido e determinato gabbiano del romanzo di Richard Bach. Scossi la testa divertita da quella curiosa associazione, e riposi di nuovo gli occhi su Ronny. Dopo qualche minuto vidi uscire il mio amico dall'acqua, e pensai che avesse rinunciato alla sua ultima onda, forse perché il mare si era scurito troppo per surfare ancora, ma capii che non era così quando notai che correva frettolosamente verso di me, lasciando Carmilla poco distante dalla battigia. -E tu chi sei?- disse prima che io gli potessi chiedere cos'era successo. -Miguel- rispose una voce alle mie spalle. Mi alzai in piedi di scatto, non mi ero accorta di quella presenza. Mi voltai e vidi un bel ragazzo sui vent'anni, vestito con dei pantaloni bianchi larghi, e una camicia altrettanto candida senza colletto. Aveva i capelli neri lunghi fino alle spalle, leggermente ondulati e pettinati all'indietro. Gli occhi scuri erano dolci ed espressivi, e dai lineamenti e il colore olivastro della pelle, dedussi che fosse messicano. -Da dove salti fuori?- continuò Ronny con tono inquisitore, probabilmente pensando fosse un malintenzionato. -Dal faro,- rispose gentilmente il ragazzo in modo pacato, con un sorriso che scopriva denti così bianchi, da sembrare parte dell'abbigliamento, -quello oltre la scogliera. -Dietro la scogliera non c'è nessun...- mi fermai di colpo dopo essermi girata, e aver visto che effettivamente, il faro svettava sulla spiaggia proprio nel punto indicato dallo sconosciuto, –Ma... fino a poco fa non c'era... da dove spunta?- chiesi guardando perplessa Miguel. -E' sempre stato lì- rispose lui, continuando a sorridere, -In attesa di essere visto- aggiunse, mentre io e Ronny ci scambiavamo occhiate sempre più perplesse. -Si, certo, come no!- disse Ronny, -Era nascosto dalla nebbia invisibile... ma per favore!- esclamò ridendo. -”Letto di Mare in Tempesta, Coperto da Sogni Realizzati, Sospiri di Dio sfumati di Cometa. Luce d'Acqua Cristallina, che scorre lungo le Vie del Cielo, Pioggia di Note cantate dall'Aria in Tormenta. Brezza di Sole nutrita d'Arcobaleno, protetta da Rugiada di Schiuma sfuggita alla Marea, Riflessi colorati di Navi di Cristallo. Polvere di Luna scheggiata da Fuoco di Magia, spinta da Otto Venti, e Duecentoquaranta Mari, arrivata alla Battigia sulla Cresta dell'Onda”. Da tutto questo, era nascosto il faro- aggiunse, dopo un piccolo intervallo che segnava la fine di quella specie di filastrocca. Miguel diceva cose strane, apparentemente senza senso, ma la sua voce era rasserenante, e incuteva un senso di tranquillità e pace interiore così forte, che mentre parlava, io e Ronny non potevamo fare a meno di guardare il faro, incapaci di pronunciare anche una banale parola. Eravamo come ipnotizzati da una formula magica che manipolava le anime, e le incantava col suono della voce cristallina di quel Ragazzo vestito di Bianco. Restammo in silenzio senza controbattere per qualche minuto interminabile, poi cominciammo a riprenderci. -Ma che vuol dire...? Non ci ho capito molto...- riuscì a dire Ronny. -Nemmeno io...- ci voltammo entrambi verso Miguel, ma era sparito! -Dov'è finito?- chiesi io stupita. -Non ne ho idea...- rispose Ronny portandosi una mano alla testa, prima di tornare in silenzio per qualche minuto, -Ma che dici... andiamo a vederlo, il faro? Magari è tornato lì... -Si, può darsi... Andiamo!- dissi io ancora un po' confusa. Ronny sorrise, e ci incamminammo verso il faro, pensando ancora a quel tipo strano che era comparso improvvisamente, e scomparso altrettanto repentinamente senza dire niente, a parte la formula magica, certo. Intanto eravamo arrivati alla base della struttura. Era altissima, e la porta era aperta. Senza preoccuparci delle scale e dell'eventuale guardiano entrammo, salendo fino in cima. All'interno non sembrava niente di particolare, un'anonima stanza arredata semplicemente. Ma la vista, uscendo all'esterno, metteva i brividi. Io e Ronny restammo senza fiato, sembrava fossimo entrati in un altra dimensione. In quel momento la luce bianca sulla sommità cominciò a lampeggiare, noi ci guardammo negli occhi, sorridemmo e volgemmo lo sguardo lontano, in quel punto dove il Cielo bacia il Mare con labbra sottili d'Orizzonte. Ronny mi prese la mano, e proprio in quel momento, un'Onda Gigante si scagliò impetuosa contro la base del faro, facendolo, e facendoci tremare.
Sandy non è venuta, ieri sera, e nemmeno oggi. Probabilmente ha rinunciato a cercare la sua conchiglia, o altri impegni l'hanno trattenuta lontana dalla spiaggia bianca. Un sottile senso di delusione si fa strada dentro di me, ci avevo in qualche modo sperato, di poterla rivedere. “Ma che stupido!”, mi rimprovero, “stai ragionando come uno stanziale!” e sorridendo, accantono quel pensiero, riponendolo nell'angolo della mente destinato ai brevi, piacevoli ricordi. La mattina del quarto giorno disfo la tenda, rimetto a posto le mie cose, assicuro la tavola sul tettuccio di Cindy, e lascio questo posto, ripromettendomi di tornarvi, una volta o l'altra. Riprendo il mio endless tour around the world, in cerca dell'Onda Perfetta, il mito di ogni surfer che si rispetti, stanziale o nomade che sia. Torno su alcune delle spiagge segnate nella mia agenda, ne trovo altre nuove, ma non trovo l'Onda. Il che, dopotutto, fa parte del gioco. Mi sono chiesto spesso cosa farei, una volta cavalcata quell'Onda. Ne cercherei un'altra? No, l'Onda Perfetta è una, e una sola -anche se non è la stessa per ogni surfer, naturalmente. Cercherei un altro scopo per dare un senso alla mia vita? Concludo sempre, dicendomi che ci penserò quando arriverà quel momento -sempre che arrivi-, il che, fra tutte le filosofie che ho avuto modo di conoscere, o accennare a conoscere, mi è sempre parsa la più ragionevole. Ogni tanto ripenso alla spiaggia bianca, e ricordo il breve incontro con la ragazza dalla voce cristallina. Prendo la conchiglia, che ho portato con me, avvicinandola all'orecchio. Il rumore placido e rilassante che contiene (un mare estivo sotto il sole del tardo pomeriggio, questa almeno la sensazione che mi dà), riesce sempre a donarmi un senso di pace, dopo una giornata passata a cavalcare le onde, dopo la salsedine che si incrosta sulla pelle, e fra i capelli, e il rumore assordante del mare quando ci stai sopra, in equilibrio su un'asse da Surf, e tutto il tuo essere è concentrato nell'impresa di non essere travolto da quella forza elementale. E' una sera particolarmente tersa, quella di oggi, col cielo di un azzurro opalescente e il mare che pare una superficie di smeraldo accarezzata dal vento. Un'atmosfera strana, magica. Non mi stupisce se, improvvisamente, inizio a udire la Voce. Avevo appoggiato la conchiglia all'orecchio, e a occhi chiusi attendevo di essere trasportato nella spiaggia dei sogni. Senza preavviso, da remote distanze, all'interno di quel piccolo scrigno di madreperla, la Voce d'argento della ragazza comincia a parlare. Non capisco cosa stia dicendo, sento solo quel susseguirsi di suoni quasi sovrannaturali, legati da un sottile filo di logica, provenienti dal mare. Perché di mare, parla, ne sono certo, anche se non comprendo le parole, e di onde. Parla dell'Onda Perfetta. Che troverò sulla spiaggia dalla sabbia bianca, dove quella conchiglia una volta riposava, in attesa di essere trovata. Da me. Domani accenderò il motore di Cindy e, senza bisogno di consultare la mappa, nonostante siano passati diversi mesi, mi dirigerò con sicurezza a sud, verso la spiaggia bianca, seguendo la Voce d'argento di Sandy, la cercatrice di conchiglie.
“Quello che ho è mio, l’ho guadagnato camminando sotto pioggia gelida, fissando in volto il Sole. Lo dono ai giorni che attraverso, insieme al mio sorriso trasparente, a questi occhi veri, sinceri. A chi, passando, mi lascia un seme fertile, porgo le verdeggianti fioriture del mio giardino ospitale. A chi reca con sé l’ambiguo verso di esotiche voliere, volgo le spalle, o rispondo col cristallo tagliente del mio giusto rimprovero. Ho un’anima sublime, che ha visto fuoco e neve, che è stata portata in trionfo, molto più spesso tradita, a volte entrambe le cose. Ogni stagione ha avuto perle, e umida terra da attraversare, e io l’ho attraversata, per giungere sempre al Mare. Quel Mare dove getto le reti della mia speranza, da dove un giorno vedrò giungere fino a me il Vento, e un suono d’Ali. Mi soffierà via dal petto, i silenzi che urlano per uscire, le parole che vorrei dire, e che per troppo Amore, non per paura, lì rimangono, ma non prigioniere. Porterà nuove Armonie, e io, Che So Ascoltare, prometto, le ascolterò. Ho le mie risposte alle mie domande, e le mie domande le condivido con chi, senza bussare o chiedere, sussurra il suo nome al mio, senza dover sorprendere, né pretendere. Conosco le mie ricchezze, quanto splenda il Diamante che custodisco con cura, in uno scrigno nascosto sotto veli di raso scuro e pesante; e quanto semplice e infinita sia la sua purezza, la sua potenza, che è mia, ma che saprò dividere, con chi ha giurato alle Onde, altrettanta pura Unicità.”
Così parlò con Voce d’Argento, la Sirena al Mare.
I giorni passavano lenti e svogliati, abbandonati ai mesi come un pigro cane viziato che sbadiglia rannicchiato nella sua confortevole cuccia. Io ero sempre più immersa nei miei lunghi silenzi, rotti solo dal volo dei Gabbiani e dalla schiuma delle Onde che si infrangevano sulla scogliera, dove passavo ore deserte a pensare a miti e leggende, e spesso, con mio stesso stupore, mi tornava in mente quel Surfer conosciuto qualche mese prima, di cui sapevo solo il nome, ma ne ricordavo perfettamente sguardo e sorriso, se pur li avevo incrociati solo per pochi minuti e di sera, per giunta.
Un quarto di Luna sorride ai miei Sogni, le Onde placide della Notte cullano i Desideri. Distesa nel mezzo della Barca, immagino già il gusto del Sole di Domani. I suoi Raggi mi baceranno fronte e membra, benedicendo la Giornata. Dormo serena tra una Coperta di Stelle. Stanotte il Cielo mi Amerà.
Apro gli Occhi con disincantato stupore, oggi il Sole si nasconde chissà in quale Posto. Guardo intorno smarrita nel nulla, dove mi hanno portato le correnti mentre dormivo abbracciata ai miei Sogni? A due passi dalla Luna? Ora che è giorno dov’è finita?
Sopra di me solo un Cielo Sbruffone, non vedo altro che Enormi Onde andare in collisione con l’Orizzonte, perdendosi nella vastità dell’Oceano. Non vedo più la Spiaggia, nemmeno Un Gabbiano mi fa compagnia. Mi chiedo Dove sono, so di non essere da nessuna Parte. Spiego le Vele e mi lascio andare al Soffio del Vento, da Qualche parte condurrà. Riuscirò a trovare la Rotta che mi riporti verso Casa?
Era ormai quasi finita anche la primavera, quando sentii il rombo di un'automobile fermarsi sulla spiaggia, mi voltai, e riconobbi l'auto di Ronny, era tornato!
“A volte basta il giro antiorario di un attimo perché il Non-Essere si sostituisca all'Esistere... ma allo stesso modo basta una Voce distante a riportare il nostro Destino sulla strada che abbiamo scelto di percorrere...”
Stamattina mi sono alzato di buonora, respirando quell'aria fresca che viene dal mare, stiracchiandomi, ancora a mezza via fra sogni e realtà, ascoltando i gabbiani che lanciano i loro richiami dalle scogliere. Chissà che cosa si dicono? Me lo sono chiesto spesso, durante le mie peregrinazioni intorno a questo grande, seppur infinitesimale sasso scagliato in mezzo all'universo da chissà quali forze, per chissà quali scopi -sempre ammesso ce ne siano, o fossero stati, di scopi. I richiami dei gabbiani, probabilmente hanno a che fare con quegli scopi misteriosi.
“E si voltò, seguendo la timida striscia sottile di Luce, nell’angolo non profanato da Ombre del suo occhio benedetto -ricettacolo di una Grazia, che forse aveva meritato, in altri mondi, e ora custodiva nelle iridi, nei segni di un passato appena all’inizio, che già sentiva suo.
E le sorrise, e lei sorrise a lui, senza parole a disturbare il Senso di quella pura, piena, perfezione timida, senza che suoni, o movimenti fuori scena, venissero, cercassero, trovassero. E la galassia vide la sua stella. E la galassia illuminò la stella.
In quel momento, in un altro Universo, lontano anni luce, due occhi sussurrarono un sorriso, una lontana nota di puro amore, si sollevò dal mare, volò sopra le onde su una tavola, e venne fino a Me.”
Decido di fare una breve passeggiata, fino alla scogliera dove, ieri sera, ho visto brillare la luce della torcia, seguita dall'apparizione della ragazza, così per sgranchirmi un po' le gambe prima di prendere la mia tavola e dare il buongiorno alle onde. E' stato uno strano incontro, a suo modo, quello con Sandy, ma mi ha recato una sorta di serenità, nell'anima. Probabilmente è il sapere di non essere completamente solo, gabbiani a parte, in quest'angolo sperduto di mondo. Anche se a volte la cerco, la solitudine -e d'altronde non avrei scelto questa vita, fossi uno che ama la confusione-, sapere comunque che un altro essere umano sia lì, a poca distanza, mi dà un senso di sicurezza. Si fa presto a dire “ognun per sé, Dio per tutti”. Alla prova dei fatti chiunque ha bisogno di scambiare una parola, o qualcosa di più importante, con un suo simile. Mentre mi dirigo verso la bassa scogliera, godendo della soffice sabbia bianca della battigia, la cui consistenza permette di camminarci senza fatica, la mia attenzione viene attirata da qualcosa, là davanti, che brilla sotto il sole del primo mattino, a pochi metri dal punto in cui le onde si frangono sulla spiaggia. Mi avvicino e, giunto all'altezza della cosa, mi chino per guardarla meglio. Semisepolta nella sabbia umida, c'è una conchiglia. E' grande poco meno del mio pugno chiuso, e mi ricorda una stella, non una di quelle a cinque punte, dell'iconografia classica. Una stella piena di raggi, che partono da un nucleo centrale leggermente allungato, quasi a forma di fuso, e cavo. I raggi sono piccole protuberanze cornee, disposte tutte intorno al corpo centrale, che all'interno appare color rosso, striato da linee madreperlacee. Ha qualcosa di sensuale, questa conchiglia... Penso subito a Sandy, e quella che la ragazza stava cercando, ieri sera. Impossibile sia la stessa, ovviamente. Però convengo come, questo tratto di mare, sia pieno di tesori naturali nascosti. Naturali e non, a dire la verità, penso, ricordando il sorriso della ragazza che se ne va in giro, la sera, con una torcia a pile, cercando conchiglie sulla battigia. Se stasera Sandy ricomparirà, come ha detto, le mostrerò la mia. Anche se non è quella che cercava lei, magari le piacerà lo stesso. Torno indietro, verso l'auto, dove mi attende Carmilla, la mia tavola color argento, per una giornata di cavalcate sulle onde, che già di prima mattina si preannunciano buone, sollevandosi per un paio di metri, mentre giungono sotto costa. E il vento pare aumentare. Ci sarà di che divertirsi, in attesa che arrivi la sera.
Tornai a casa riflettendo, quel surfer mi aveva fatto un effetto strano. Dovevo capire… capire se le sensazioni che avevo provato incrociando lo sguardo ed il sorriso di Ronny, erano dovute al semplice fatto che mi ero autoimposta la solitudine per troppo tempo, o se in lui c’era qualcosa di magnetico, che per qualche ragione celata nelle mie fantasie, mi attirava come calamita al ferro. Quasi fosse lui l'Angelo che mi parlava attraverso i gabbiani! Fosse stata la prima ipotesi quella giusta? Se fosse stato così, voleva dire che bastava davvero poco -in questo caso la prima persona che mi capitava davanti- per far crollare le barriere intorno al cuore che con tanta fatica avevo cercato di costruire. Quel Margine che mi impediva di essere travolta dalle onde... E se invece fosse stata la seconda ipotesi a valere? No, non era possibile. Le leggende sono fatte per essere raccontate, non per essere vissute. Ma sapevo che in entrambe i casi, se avessi frequentato Ronny per tutto il tempo che sarebbe rimasto, poi avrei sofferto per la sua ripartenza. Quindi decisi che sarei tornata in Spiaggia, durante i giorni della sua permanenza, ma non mi sarei fatta vedere da lui. Non potevo rischiare di affezionarmi a qualcuno che sicuramente sarebbe andato via prima dell’arrivo di un’Onda. Il giorno dopo quindi andai a White Sands e, nascosta sotto la roccia più bassa della scogliera, restai a guardare affascinata il modo in cui surfava... sembrava in totale simbiosi con le Onde, che domava con una tale facilità, da farmi pensare potessero farlo tutti. Tornai anche il giorno seguente a vederlo in azione con la tavola: le sue evoluzioni sull'acqua mi prendevano sempre di più. La tentazione di salutarlo, quanto meno, era veramente forte, ma cercavo di far valere la ragione sul cuore, la forza di volontà sulle emozioni. Il quarto giorno, dopo qualche ora di Surf mattutino, Ronny smontò la tenda e caricò in macchina le sue cose. Lo salutai col pensiero e un po' di rammarico, quando accese il motore e andò via alzando un fitta nube di sabbia, che osservai mentre lentamente ricadeva sulla superficie di appartenenza come polvere di Luna scrollata da vecchi Libri di Dio.
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