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24/05/10

Magic Waters I

Magic Waters Capitolo 1 Robi

I.
Baja California

Kim aggrottò la fronte quando, guardando in lontananza, si accorse di quei nuvoloni grigi e densi che scurivano il cielo limpido a sud-est, sopra il Golfo della California.

Non lasciavano presagire nulla di buono, e la ragazza, sorseggiando un goccio di caffè mentre usciva dalla stazione di servizio, sperò che quando sarebbe giunta a quel tratto di strada, la tempesta fosse già passata.

Rimettendosi al volante, ripercorse mentalmente le tappe del viaggio già superate; era partita da San Francisco una settimana prima. Grace, il suo Capo, ma soprattutto la sua migliore amica, dopo un'operazione conclusa brillantemente, le aveva concesso un mese di ferie, convincendola a visitare i luoghi che la legavano alle sue origini. Kim Hateley, che alla Star-shaped Seashell org. ricopriva la carica di capo analista per la raccolta dati sulle specie in via d'estinzione nel Pacifico, era riuscita ad ottenere un cospicuo finanziamento per la creazione di un parco marino protetto, poco oltre le acque territoriali americane. Quella vacanza era il premio per l'ottimo lavoro svolto.

Aveva avuto il tempo di fermarsi qualche giorno a Los Angeles, da sua cugina Beth, che non vedeva da quando, sposandosi, si era trasferita laggiù. Insieme a Joe, suo marito, gestiva uno dei più noti diner della costa.

- Ti invidio – le aveva confessato Beth – io non sono mai scesa oltre Ensenada. Piacerebbe anche a me, un giorno, vedere i luoghi da cui proviene la nostra famiglia – aggiunse, facendo oscillare il ciondolo che aveva al collo.

Anche Kim ne possedeva uno uguale: una piccola pietra levigata, raccolta sulla spiaggia chissà quanti decenni prima – forse addirittura secoli – da quegli emigranti che avevano lasciato Baja California diretti a Nord, dai quali discendeva. La pietra era stata inserita in un anello d'oro il giorno in cui Kim aveva compiuto ventun'anni, diventando, secondo le tradizioni della sua antica famiglia, proprietaria legittima di quei monili, che passavano di generazione in generazione in linea diretta ai primogeniti di ognuno dei ceppi principali.

Dopo Los Angeles, varcato il confine con il Messico, si era fermata solo una notte a San Felipe, decisa a raggiungere il prima possibile la meta del suo viaggio: il villaggio sul Golfo della California da cui erano partiti i suoi antenati.

Mancavano ormai poche centinaia di miglia, e una tempesta – pensò, tornando a fissare quelle nuvole scure che si addensavano sempre di più – minacciava di rallentare la sua tabella di marcia.

Senza lasciarsi scoraggiare, imboccò di nuovo la highway costiera, diretta a Sud.


Proprio quella canzone in quel momento! Max fissò l'autoradio che spandeva nell'abitacolo le note di Atlantis di Donovan.

Le ricerche a Baja California Sur finora non avevano prodotto risultati, e i fondi messi a sua disposizione dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Memphis si stavano pericolosamente assottigliando.

L'improvvisa comparsa dall'etere della voce del suo compatriota lo aveva però messo di buon umore: gli sembrava quasi un segno, come se qualcuno lo incitasse a proseguire nel lavoro.

La passione di Maximilian King per Atlantide risaliva agli anni del liceo, quando ancora viveva a Liverpool. Una volta laureatosi e ottenuta una borsa di studio negli Stati Uniti, era diventata la missione della sua vita. Si era trasferito definitivamente in America, e aveva iniziato a raccogliere e catalogare documenti e reperti, con lo scopo di identificare il luogo dove la mitica città sommersa riposava protetta dalle acque.

Nel corso di recenti ricerche, si era imbattuto in un diario risalente al secolo XIX, redatto da un archeologo la cui memoria era svanita coi decenni, ma le cui intuizioni parvero da subito a Max molto interessanti – e in diversi punti simili a quelle a cui era giunto lui.

L'archeologo ottocentesco aveva svolto scavi a Baja California, in più luoghi lungo la penisola, e ora Max li stava ripercorrendo in cerca di maggiori chiarimenti. Finora aveva coperto tutti quelli di Baja California Sur, senza risultati degni di nota, e si stava spostando a Nord sperando che la sorte volgesse in suo favore.

Aveva da poco passato Miramar quando Donovan iniziò a cantare dall'autoradio, e contemporaneamente un sordo boato dal cielo lo scosse dai suoi pensieri.

- Una tempesta! Proprio quello che ci voleva! Non è che mi stai portando sfiga, Donovan?

Fermò la macchina ai bordi della highway, fissando oltre il parabrezza il massiccio muro di nuvole nere attraversato da scariche elettriche, nel cielo poco distante dal punto in cui si trovava.

I temporali da quelle parti erano molto violenti ma non duravano a lungo, lo sapeva, quindi decise di proseguire il viaggio verso Nord, mentre la furia degli elementi si sfogava, lasciando tornare infine il sereno.

17/11/09

Start

Ricordo...

Attraversai l’America, era la prima volta,

panorami intravisti nei Tuoi occhi...

Quant'era strano...

Schermi gemelli, uniti sulla stessa

Strada,

i Tuoi occhi...

in cui si riflettevano visioni

del mio spirito, fatto di Aria e Fuoco,

e il Modo in cui vedevo era anche

il Tuo,

e già potevo dargli il Nostro Nome.

Ricordo...

quando Atlantide dormiva

un sonno chiuso nella Torre ermetica,

sotto quel Mare dove tante volte,

mi ero persa, lacerata, unita

urlando nel silenzio una preghiera,

un soffio di Vita che dal profondo

giungesse a Chi avrebbe fatto Riemergere

la corrente sottomarina...

Ricordo...

il Sole che splendeva a Liverpool,

in quei grigi giorni di primavera,

quando il dolore generò la Speranza,

e che mai dimenticherò...

E il Caldo di fine Maggio,

che sempre, e ancora più forte,

per sempre proteggerà

la mia Rinascita...

Gocce di Pensieri, leggeri e dolci,

riuniti in una Sacra Celebrazione,

Onde infinite in un Oceano di Emozioni,

più Forti nel loro incedere,

da quando il Vento, saggio misterioso,

le ha rese spose del Tempo e dello Spazio,

spingendo il loro moto in California,

su quella Spiaggia dove posso

amarti,

contro la Roccia dove non più sola

grido il mio pazzo, immenso, puro

Canto d'Amore.

Grazie, Amore Mio...

Grazie a te, Grazie di Esistere, ancora una volta.

24/10/09

White Sands-Il Grido delle Onde

Epilogo

Ed ecco che torno a sincronizzare la mente con le onde, anche se in realtà, non ho mai smesso di farlo. La sincronia che mi lega all'Oceano e al moto delle correnti fa parte di me, è una cosa a cui non potrei mai rinunciare, è impressa nella mia natura.
Sono sempre seduta qui, sullo stesso scoglio di un tempo non troppo lontano, a guardare i muri d'Oceano alzarsi col solo scopo di infrangersi sulle rocce di questa meravigliosa e magica Baia, mentre appunto sul Diario della Vita pensieri e sensazioni sparse, accumulati nel corso degli anni. Uno sguardo al passato su cui poggiare qualche domanda, e una manciata di considerazioni.
Cosa resta della mia solitudine? Niente, o solo qualche brandello di ricordi spiegazzati, dissolti miseramente tra pochi granelli di sabbia.
E quel Margine che ostruiva la vista dell'orizzonte è stato frantumato dalla forza del Vento.
Sì, perché seduta sulla scogliera, non sono più sola. Ronny siede con me stringendomi sul suo petto, dove sento i battiti di un cuore ancora più meraviglioso di quanto avevo intuito.
Insieme ascoltiamo il magico grido delle onde, anche se ora, più che un grido, sembra una melodia cantata a due Voci, dal vento e dalle correnti sottomarine.
Da quando Ronny è arrivato a White Sands, la mia vita è cambiata. E da quando decise di rimanerci, Tutto, è cambiato.
Sulla Spiaggia non c'è più la sua tenda, ma la Nostra Casa. Abbiamo un'enorme terrazza poggiata direttamente sulla sabbia bianca di quest'incantevole Posto, dove di sera, spesso, ci teniamo le mani ascoltando le onde e contemplando le stelle... compresa quella che si accese per la nascita del mio Surfer, ovviamente! E i muri del Living non sono fatti con mattoni e cemento, no. È un' unica vetrata da cui possiamo ammirare l'Oceano anche se diluvia, seppur in California non succede spesso, a dire il vero.
C'è sempre il Sole qui, e i suoi raggi illuminano Gary e Rhonda, le nostre piccole pesti, che giocano rincorrendosi tutto il giorno, facendo a gara a chi fa volare gli aquiloni più in alto, con i gabbiani che fanno da giudici.
Ronny non ha mai smesso di fare surf, e ha già cominciato ad insegnare l'uso di Carmilla a Gary, che sembra sia nato per cavalcare le onde, proprio come il suo papà... tutto da lui ha preso (a parte gli occhi, quelli sono i miei!).
E io? Io resto sempre a guardarlo, come quando ci siamo conosciuti, non più dalla scogliera, però, ma dalla battigia. Perché raccolgo conchiglie insieme a Rhonda, che poi le regala orgogliosa al suo papà -di cui ne è innamorata pazza- sorridendo sotto il casco di ricci neri che le ricade sul viso paffuto.

Ho affidato al Vento i miei Respiri,
per far sì che li portasse da Te,
e leggeri ti accarezzassero l’Anima
come Gocce di Stelle che accarezzano il Cielo.
Ho dato Fuoco ai miei Pensieri,
per alimentare la Fiamma
che scalda le mie Notti d’Inverno intrise di Te,
come Lingue di Fuoco che ardono di Vita.
Ho nutrito d’Acqua la Terra,
affinché possa produrre Frutti Buoni e Robusti,
come Alberi di Gioia dalle solide Radici,
e ampi Rami colmi di Verdi e Vive Foglie.
Ho prestato a Dio la mia Anima e il mio Cuore,
perché li custodisse in un Luogo più sicuro del mio corpo,
come un Battito d’Ali custodito dai Venti,
prima di essere restituito agli Angeli.
Ma Cuore e Anima non mi sono più stati riconsegnati,
Dio li ha regalati a Te.
Per rendere Meravigliosa la mia Vita.”

Ora la mia, anzi la Nostra Vita è perfetta, Ronny è Perfetto. E Unico. E Speciale.
Cos'è che lo rende tale? Non lo so... sarà perché la sua Pura Unicità, l'ha giurata alle Onde, proprio come me.

Epilogo Robi

Niente male... ma ora io sono più bravo di lui a fare Surf!”
Te lo sogni!”, esclamò Rhonda, commentando la battuta di Gary,”Lui è sempre il migliore. Certo che hanno avuto proprio un'ottima idea a unire i loro diari di allora, e farne un'unica storia... sarò di parte, ma è il romanzo d'amore più bello che abbia mai letto!”
E' così pieno di immagini vive e affascinanti, che non penso avremo difficoltà a tirarci fuori un copione per il film... e se avremo dei dubbi potremo chiedere a loro.”
Sempre che non siano troppo occupati a farsi le coccole, sul loro divano rosso di fronte alla Terrazza sull'Oceano!... La Terrazza sull'Oceano... suona bene! Potrebbe essere il titolo del film!”
La Terrazza sull'Oceano... niente male davvero. Piacerà sicuramente anche a loro.”
Farò una colonna sonora da favola... vedi di non rovinarla con inquadrature da dilettante, fratellone!”
Dilettante io? Tu piuttosto cerca di non fare confusione fra la partitura per organo e quella di chitarra... e mi raccomando, chitarra reverberata, sorellina!”
Gary e Rhonda scoppiarono a ridere, osservati dalle figure abbracciate del Surfer e l'Ondina, che ammiravano i loro figli seduti di fronte all'Oceano, dalla Terrazza della loro Casa.

 MoviePoster White Sands 3

Fine

20/10/09

White Sands-Il Grido delle Onde

XIV. L'Onda Perfetta
Seconda Parte

Mi prese per mano e andammo a sederci nella tenda. Non parlammo molto quella sera, ci guardavamo sorridendo, e basta.
Eravamo sdraiati l'uno di fronte all'altra, e io non avrei voluto essere in nessun altro luogo, se non lì, accanto a lui.
Ronny si addormentò esausto, e io restai tutta la notte a guardarlo accarezzandogli il viso. Chissà se stava sognando ancora gabbiani e delfini parlanti, oppure ondine che sbucavano dal fondo dell'oceano per salvargli la vita... Ma per quanto sorrideva, sicuramente doveva essere un sogno meraviglioso.

Una Notte Perfetta è un Bagliore d’Eterno
che salpa ai confini della Realtà,
un Riflesso di Cuore che si bagna nel Succo della Vita.
È sentire Onde d’Emozioni assalire l’Anima dolcemente,
un Fulmine che scarica migliaia di Scosse Elettriche
in un Varco tempo-dimensionale in Tormenta.
Una Notte Perfetta è scivolare tra le calde Mani di un Sogno,
cullarsi tra i Baci di un Sospiro d’Uragano,
possedere la Strada per il Paradiso
perdendosi nei Sentieri ardenti di una Tempesta di Fuoco.
Una Notte Perfetta è stringerTi in tante Notti Perfette.
Una Notte Perfetta è implorarTi di continuare ad essere mio.
Una Notte Perfetta e chiederTi Tutto Ancora…
Una Notte Perfetta è guardarTi negli occhi e urlarTi il mio Amore
Mentre mi perdo nel Tuo.”

Pigre figlie del Vento e della Marea, damigelle della Corrente calda che dal Golfo del Messico, attraverso migliaia di miglia, e secoli di incantamento, danzano sul palcoscenico dell’Atlantico, brillanti di quella Luce che vibra laggiù, in quell’Isola cara all’Arcangelo.

Portano la voce del sale dei Tropici, e la musica di antiche magie, rinnovate nel dolce sorriso che attende al di là dell’Oceano, su uno scoglio, seduta e pensosa, ma piena di Grazia marina. I capelli che giocano a ciocche coi raggi del Sole. Nei Suoi occhi scintille immortali che gridano Amore.

Le Onde vagabonde che percorrono le rotte dei gabbiani si alzano e ricadono, fanno salti e capriole, ed ognuna di esse porta un dono e un miracolo, un bacio e un respiro, la meraviglia del Tempo, e la Vita.

Quando giungono a lambire lo scoglio dove siede l’Ondina, si accovacciano ai Suoi piedi, Le parlano sottovoce, e Lei sorride ancora, ed ancora, ed ancora.”

Sandy si gira verso la mia figura distesa accanto a lei, sulla battigia della spiaggia bianca, e sorride. Io mi sono addormentato, e nei tenui colori del tramonto sembro un bimbo che sogni favole, popolate di eroi e arcobaleni, imprese da compiere e principesse da salvare. Mi accarezza dolcemente il volto, poi si alza in piedi, fissando l'oceano aprirsi davanti a lei, vasto, infinito.
-Ciao, figlia del mare,- dice una voce alla sua destra, con un tono che ricorda quello di un cartone animato.
Sandy si volta, e risponde al saluto del gabbiano, che dalla scogliera a est la guarda, con un sorriso sardonico, -Ciao, Miguel.
-Scommetto che non vedi l'ora di farti una nuotata,- riprende il gabbiano, -cosa aspetti? Vai.
Sandy torna a fissare il mare, poi il gabbiano. Poi inizia a correre verso le onde, battendo l'acqua tiepida di White Sands, coi piedi che saltellano allegramente. Infine si tuffa nell'oceano, sparendo velocemente tra le correnti sottomarine.
Nuota per ore, quasi tutta la notte, senza tornare in superficie, salutando i pesci che incontra, e giocando con le conchiglie dai mille colori, che riposano sul fondale, il cuore pieno di una gioia infantile che pare non aver mai provato, prima. Incontra i suoi amici delfini, e nuota con loro lungo le correnti, rispondendo ai loro richiami, cantando le loro canzoni. Il tempo pare non esista, mentre la notte lentamente lascia il posto al giorno, e la luce del sole inizia a filtrare nell'acqua, coi raggi che formano aureole dorate nell'oceano color smeraldo.
Sandy è felice. Sorride ai delfini, che le nuotano giocosamente intorno, e piano piano si dirige verso la costa. Esce dall'acqua e cammina con passi sicuri in direzione del punto dove io ancora dormo. L'acqua le scende in piccole gocce di madreperla lungo il corpo, fresca e leggera come la carezza di una nuvola.
Giunta presso di me, si accoccola sul bagnasciuga, mi guarda e sorride. Mentre il sole sale piano sopra l'orizzonte, e l'Oceano brilla di miliardi di stelle, mi si distende accanto, aspettando il mio risveglio.
Ho sognato molto da quando sono a White Sands, ma questo forse è stato il sogno più bello che abbia mai fatto.

E' una storia così bella che sembra davvero un Sogno!”
Se non avessero creduto in quei Sogni, forse non ci sarebbe stata nessuna storia da raccontare.”
E anche la figura dell'Ondina nasce da un sogno...”
...e l'Ondina, come tutti i loro sogni, è diventata Realtà.”

13-2 samy

12/10/09

White Sands-Il Grido delle Onde

XII. L'onda e la nuvola

Gli avvenimenti delle ultime ore mi hanno fatto dimenticare la conchiglia che ho trovato al mio risveglio. Ma il sogno comune avuto con Sandy, e l'avventura nel faro, reale o immaginaria che fosse, ha riportato quella valva in primo piano nella mia mente. Mi chiedo ancora come sia finita qui, ma a dire il vero non me importa poi molto, tutto sommato preferisco considerarlo un dono del gabbiano che parlava con la voce di Paperino, e il delfino giocherellone. Oppure magari l'ha lasciata proprio Miguel.
Ad ogni modo, se davvero è sbucata fuori da un sogno, dove ho nuotato fino al fondale marino, verso la formazione corallina che la custodiva, è perché la portassi nella spiaggia bianca, e una volta sveglio ne potessi far dono a Sandy. Una voce interiore mi dice, infatti, che questo è lo scopo del sogno.
Mi ero ripromesso di donargliela, è vero, e poi me ne sono dimenticato, visto tutto quel che è successo in seguito. Ma lo farò stasera.

Dice una leggenda
che nel punto dove
il sogno e la fiaba s’incontrano,
in un istante sospeso fra
l’infinito e il Tuo sguardo,
c’è una luce che brilla per me.

Parlano le Voci
di miliardi di stelle cadenti,
ed ognuna conserva
la pura magia di trovarTi
al mattino come goccia
di rugiada al mio risveglio.

Giurano le nuvole
che sogni il mio sogno,
e io mi specchio nel Tuo
l’orizzonte che vibra
oltre la soglia del

nostro abbraccio è la

trasparente canzone che

nell’Alba di Smeraldo
le sirene cantano agli angeli,
fra gli scogli e l’estate,
in un attimo d’incanto che
profuma di Te.”

Era appena scesa la sera, quando tornai da Ronny sulla Spiaggia.
Lui non si accorse del mio arrivo, se ne stava seduto sulla sabbia con le gambe incrociate e le mani poggiate sopra, contenenti qualcosa di piccolo, che da quella distanza non riuscivo a distinguere.
Mi avvicinai lentamente, da dietro, senza farmi vedere, e una volta giunta presso lui gli misi le mani sugli occhi, senza dire niente.<
-Ciao Sandy- disse, apparentemente senza alcuna sorpresa, ma facendomi percepire il suo consueto sorriso piegando i lati degli occhi sotto le mie dita, -ho un regalo per te...- aggiunse subito dopo.
-Un regalo?! Cosa? Dai... lo sai che sono curiosa!- come sempre era stato lui a sorprendere me con quella rivelazione!
Ronny era meravigliosamente imprevedibile, riusciva a stupirmi quando meno me lo aspettavo, e la cosa mi piaceva, perché riusciva a farlo senza rendersene conto. Gli veniva naturale, punto. Era una persona eccezionale, e più la nostra amicizia andava avanti, più ero sicura che quando nacque questo cow boy delle onde, in cielo si accese una stella... probabilmente quella più luminosa, quella che ammiro tutte le sere splendere al di là del Margine, prima di addormentarmi.
Ronny rise della mia curiosità di bimba, ma non per prendermi in giro, semplicemente perché era contento del mio entusiasmo. Continuando a sorridere mi porse l'oggetto che aveva in mano: era una conchiglia bellissima, a forma di stella.
Un regalo più gradito non poteva farmelo! Era la più bella che avessi mai visto, e lo ringraziai colma di felicità.
-In realtà l'ho trovata qualche giorno fa, anzi, è stata lei a trovarmi! Dopo un altro sogno strano!- spiegò ridendo, notando il mio sguardo incuriosito, -Sognai un gabbiano con la voce da cartone animato, che mi invitò a seguirlo sul fondo dell'oceano, prima di trasformarsi in un delfino. È lì che l'ho trovata... nel sogno! È successo la sera dell'incidente. Quando il giorno dopo mi sono svegliato era nella tenda... potevo aver trovato la conchiglia da qualche parte, e poi aver creduto fosse piovuta dal cielo nel mezzo di un sogno, perché ero ancora in stato semiconfusionale dopo l'incidente... per questo non te l'ho raccontato... Ma dopo l'altro sogno, quello che abbiamo avuto in comune, comincio a pensare che qualcosa di magico ci sia sul serio a White Sands e...
-La conchiglia ha qualcosa da dire... sta parlando...- dissi io portandomela all'orecchio, interrompendolo prima che finisse per trovare una spiegazione razionale anche a quello, –Chiudi gli occhi, ti dico cosa mi sta raccontando...- Lui obbedì, e io cominciai,- La conchiglia dice: “C'è un'onda, all'orizzonte, che si muove veloce, e la sua cresta è una corona di schiuma bianchissima, che si vaporizza al contatto con l'aria. Miliardi di piccole gocce d'acqua, che salgono in alto, verso il cielo. E lassù c'è una nuvola, che cerca di abbassarsi piano piano sulla superficie del mare, per ricevere quelle infinitesimali, infinite gocce d'onda, e serbarle dentro di sé, per aumentare la propria forza, in attesa che divengano pioggia fresca sull'oceano. L'onda si solleva e la nuvola si abbassa, e sembra quasi che desiderino toccarsi, mani tese in cerca l'una dell'altra. Quando le mani dell'onda e della nuvola si stringeranno, cadrà la pioggia sull'oceano, e l'onda e la nuvola, uniti, formeranno...”
-L'Onda Perfetta!- mi interruppe lui anticipando quello che stavo per dire, voltando lo sguardo verso l'orizzonte.

Apro gli occhi e fisso l'orizzonte. E la vedo. Lontanissima, ma in veloce movimento verso la terra. Diretta a White Sands, dove giungerà in capo a un paio d'ore.
Per un istante il mio cuore si ferma. Poi riprende a battere come mai ha fatto.
E' arrivata, l'ho trovata. L'Onda Perfetta.

Ci siamo!”
Continua a leggere, continua dai...”

Capitolo XII Robi

08/10/09

White Sands-Il Grido delle Onde

XI. Il Risveglio

Mi svegliai di soprassalto, come se lo scossone dell'Onda che nel sogno aveva colpito il faro, fosse stato reale.
Il tempo di riprendermi dal brusco risveglio, e mi accorsi che non ero nel mio letto, ma sulla spiaggia, tra le braccia di Ronny, rannicchiata sul suo petto, sotto una coperta!
Era l'alba, mi ricordai di essermi addormentata mentre lui leggeva.
Il Sole spunta all'Orizzonte, Figlio del Mare lambito dal Tempo, e del Cielo vestito d'Infinito.
Porta negli occhi il Colore del Vento, e nel Cuore la Voce del Paradiso.
Scolpisce Nuvole bagnate d'Aurora, soffiando petali di Stelle Binarie.
Torna al Mare donandogli l'Anima,
per ricevere in cambio il suo Cuore intriso d’Eternità.”
Mi sollevai sulle braccia guardandolo mentre dormiva... aveva un'espressione così tenera che per un attimo mi venne voglia di dargli un bacio, ma cacciai quell'idea alzandomi di scatto, svegliandolo inavvertitamente.
-Buon giorno!- mi disse sorridendo, dopo essersi passato le mani sul viso.
-Ciao... Scusa... ieri mi sono addormentata... e per colpa mia hai dormito anche tu qui fuori...- blaterai imbarazzata.
-Ma io non dormo quasi mai nella tenda, non preoccuparti,- mi rassicurò mettendosi seduto, –solo che... ho una sola coperta e...
-Sei stato gentile a dividerla con me, grazie- mi affrettai a dirgli prima che finisse la frase.
Lui mi rispose con uno di quei sorrisi che aprono il cuore, portando aria fresca profumata d'estate nelle sue stanze.
-E' bello dormire sotto le stelle, e svegliarsi col sole che sta per sorgere, non trovi?
-Carino, si– risposi mentendo, perché in realtà avrei voluto dirgli che era stato bellissimo addormentarmi, e svegliarmi tra le sue braccia. Ma non glielo dissi, e cercai di cambiare discorso, -Ho fatto un sogno strano, però...
-Ah si? Anch'io ne ho fatto uno... ma cominciamo dal tuo, dai. Che hai sognato?
-Mah... c'era un faro dietro la scogliera... un tipo vestito di bianco che diceva cose strane...
-Miguel...!?- disse Ronny con uno sguardo di sorpresa, -Un ragazzo messicano... vestito di bianco, sui vent'anni...?
-Si... ma perché è venuto davvero?- gli chiesi socchiudendo gli occhi, cercando di ricordare e mettere a fuoco quello che era successo, pensando di essere ancora stordita dal sonno.
-No... ma penso che abbiamo fatto lo stesso sogno– rispose balzando in piedi, -Nel tuo sogno, dopo che Miguel è sparito, siamo andati al faro?
-Si... siamo saliti in cima... c'era un bel panorama... poi mi sono svegliata quando...
-… Un'onda enorme si è abbattuta sul faro facendo tremare tutto!
-Oddìo Ronny!- dissi io mettendomi le mani sulla bocca, -ma com'è possibile?
-Non lo so, Sandy... cosa significa, secondo te?- Mi disse guardandomi con quegli occhi limpidi da bambino, in cui mi perdevo ogni volta che li incrociavo, -Comincio a capire cosa vuoi dire quando parli di cose strane che succedono su questa Spiaggia...- continuò camminando nervosamente avanti e indietro accanto a me, -Ora si che ho bisogno di una bella surfata!
-Io me ne vado Ronny... non penso di venire stasera... forse ci vediamo domani...non lo so...
-Va bene, Sandy... ma torni, vero?- Mi fece quella domanda con una punta di apprensione, che per un attimo mi fece sperare in un interesse nei miei confronti... ma cacciai subito quella speranza... gli piacevo, certo, ma come un'amica con cui ridere o chiacchierare... e d'altra parte, lui conosceva solo me in quell'angolo sperduto di mondo!
-Certo che torno! Ormai dovresti saperlo che non posso fare a meno di questa Spiaggia, no?- gli dissi ridendo e facendogli l'occhiolino, anche se in verità era di lui che non potevo più fare a meno...
Ronny mi sorrise e mi salutò, guardandomi mentre mi allontanavo. Mi voltai ancora una volta a guardarlo prima di sparire dalla sua visuale, facendogli un cenno con la mano, che lui ricambiò, e già sentivo la sua mancanza. Ma dovevo starmene un po' da sola a riflettere, su quello che era successo, e su quello che poteva significare.

Non hanno mai parlato di questo Sogno rivelatore... né del faro. Ma ora capisco cosa vogliono dire quando parlano di 'Acqua nell'Acqua'...”
Era giusto volessero conservarlo per loro. In fondo è la prima cosa importante che hanno condiviso.”
Hai ragione. Ma non mi aspettavo di scoprire tanti segreti in queste pagine.”
Ogni Magia che riesce a unire due anime, due cuori, e farne un unico sangue, deve rimanere segreta... altrimenti l'incantesimo non funziona!”
Gary sorrise a quella battuta di Rhonda, e riprese a leggere.

Capitolo XI Robi

04/10/09

White Sands-Il Grido delle Onde

X. Il Faro

Il sole cominciava a nascondersi dietro le poche e piccole nuvole sparse qua e là sull'orizzonte, che assumevano i colori dei suoi raggi calanti. Il cielo già striato di rosa e arancione, gradatamente sfumava e si fondeva con l'azzurro pallido che colorava il lembo di cielo distante dall'astro luminoso, diventando cobalto a est della scogliera.
Io come di consueto, seduta dall'altra parte -sul lato dove tenuemente ricadevano gli ultimi e tiepidi raggi di sole- guardavo Ronny che ancora volava sulle onde.
Scesi, a passeggiare lungo la riva, poi andai verso la tenda per aspettarlo lì, come poco prima mi aveva suggerito. Lui sarebbe venuto una volta domata l'ultima onda del giorno.
Mi sedetti davanti alla tenda azzurra, sulla sabbia fresca e umida di inizio serata, continuando ad ammirare il mio amico, disteso sull'asse color argento, mentre attendeva l'onda che avrebbe concluso la sua giornata surfistica.
Un gabbiano, planandomi proprio sopra la testa, distolse la mia attenzione da Ronny. Sembrava diverso dagli altri... più luminoso, o forse più grande... non lo so. So solo che era incantevole.
Lo seguii con lo sguardo fino a quando sparì dietro la tenda. Sorrisi, perché quello splendido volatile mi aveva riportato alla mente Jonathan Livingston, l'impavido e determinato gabbiano del romanzo di Richard Bach. Scossi la testa divertita da quella curiosa associazione, e riposi di nuovo gli occhi su Ronny.
Dopo qualche minuto vidi uscire il mio amico dall'acqua, e pensai che avesse rinunciato alla sua ultima onda, forse perché il mare si era scurito troppo per surfare ancora, ma capii che non era così quando notai che correva frettolosamente verso di me, lasciando Carmilla poco distante dalla battigia.
-E tu chi sei?- disse prima che io gli potessi chiedere cos'era successo.
-Miguel- rispose una voce alle mie spalle. Mi alzai in piedi di scatto, non mi ero accorta di quella presenza.
Mi voltai e vidi un bel ragazzo sui vent'anni, vestito con dei pantaloni bianchi larghi, e una camicia altrettanto candida senza colletto. Aveva i capelli neri lunghi fino alle spalle, leggermente ondulati e pettinati all'indietro. Gli occhi scuri erano dolci ed espressivi, e dai lineamenti e il colore olivastro della pelle, dedussi che fosse messicano.
-Da dove salti fuori?- continuò Ronny con tono inquisitore, probabilmente pensando fosse un malintenzionato.
-Dal faro,- rispose gentilmente il ragazzo in modo pacato, con un sorriso che scopriva denti così bianchi, da sembrare parte dell'abbigliamento, -quello oltre la scogliera.
-Dietro la scogliera non c'è nessun...- mi fermai di colpo dopo essermi girata, e aver visto che effettivamente, il faro svettava sulla spiaggia proprio nel punto indicato dallo sconosciuto, –Ma... fino a poco fa non c'era... da dove spunta?- chiesi guardando perplessa Miguel.
-E' sempre stato lì- rispose lui, continuando a sorridere, -In attesa di essere visto- aggiunse, mentre io e Ronny ci scambiavamo occhiate sempre più perplesse.
-Si, certo, come no!- disse Ronny, -Era nascosto dalla nebbia invisibile... ma per favore!- esclamò ridendo.
-”Letto di Mare in Tempesta,
Coperto da Sogni Realizzati,
Sospiri di Dio sfumati di Cometa.
Luce d'Acqua Cristallina,
che scorre lungo le Vie del Cielo,
Pioggia di Note cantate dall'Aria in Tormenta.
Brezza di Sole nutrita d'Arcobaleno,
protetta da Rugiada di Schiuma sfuggita alla Marea,
Riflessi colorati di Navi di Cristallo.
Polvere di Luna scheggiata da Fuoco di Magia,
spinta da Otto Venti, e Duecentoquaranta Mari,
arrivata alla Battigia sulla Cresta dell'Onda”.
Da tutto questo, era nascosto il faro- aggiunse, dopo un piccolo intervallo che segnava la fine di quella specie di filastrocca.
Miguel diceva cose strane, apparentemente senza senso, ma la sua voce era rasserenante, e incuteva un senso di tranquillità e pace interiore così forte, che mentre parlava, io e Ronny non potevamo fare a meno di guardare il faro, incapaci di pronunciare anche una banale parola. Eravamo come ipnotizzati da una formula magica che manipolava le anime, e le incantava col suono della voce cristallina di quel Ragazzo vestito di Bianco.
Restammo in silenzio senza controbattere per qualche minuto interminabile, poi cominciammo a riprenderci.
-Ma che vuol dire...? Non ci ho capito molto...- riuscì a dire Ronny.
-Nemmeno io...- ci voltammo entrambi verso Miguel, ma era sparito! -Dov'è finito?- chiesi io stupita.
-Non ne ho idea...- rispose Ronny portandosi una mano alla testa, prima di tornare in silenzio per qualche minuto, -Ma che dici... andiamo a vederlo, il faro? Magari è tornato lì...
-Si, può darsi... Andiamo!- dissi io ancora un po' confusa.
Ronny sorrise, e ci incamminammo verso il faro, pensando ancora a quel tipo strano che era comparso improvvisamente, e scomparso altrettanto repentinamente senza dire niente, a parte la formula magica, certo.
Intanto eravamo arrivati alla base della struttura. Era altissima, e la porta era aperta. Senza preoccuparci delle scale e dell'eventuale guardiano entrammo, salendo fino in cima. All'interno non sembrava niente di particolare, un'anonima stanza arredata semplicemente. Ma la vista, uscendo all'esterno, metteva i brividi.
Io e Ronny restammo senza fiato, sembrava fossimo entrati in un altra dimensione. In quel momento la luce bianca sulla sommità cominciò a lampeggiare, noi ci guardammo negli occhi, sorridemmo e volgemmo lo sguardo lontano, in quel punto dove il Cielo bacia il Mare con labbra sottili d'Orizzonte.
Ronny mi prese la mano, e proprio in quel momento, un'Onda Gigante si scagliò impetuosa contro la base del faro, facendolo, e facendoci tremare.

 

cap 10 samy

30/09/09

White Sands-Il Grido delle Onde

IX. Fuoco e Salsedine

La mattina seguente, andai in spiaggia di buon ora, per accertarmi che Ronny stesse bene. Era ancora nella tenda, ma riuscivo a intravedere la sua sagoma che si muoveva, il che indicava fosse già sveglio. Lo chiamai dandogli il buongiorno, e lui uscì, con in mano il barattolo di paraffina con cui lubrificava la sua tavola prima di portarla in acqua. Sembrava totalmente ripreso dall'incidente del giorno prima.
-Vedo che sei tornato in forma, cow boy delle onde!
-Ciao Sandy!- mi disse, col suo consueto e bellissimo sorriso, -Si, ora sto bene... una bella dormita è un toccasana in questi casi.
-Intendi già tornare in mare?
-Certo! Sto proprio benissimo, e non vedo l'ora di salire sulla mia Carmilla!
-Carmilla?- chiesi io ridendo -Hai dato un nome alla tavola?
-Si... Tutte le mie tavole hanno avuto un nome,- rispose mentre passava una mano di paraffina sul pezzo di legno argentato e liscio, -... E' pronta!- disse quasi sottovoce, dopo un attimo di pausa, -resti a guardami oggi?- aggiunse volgendo lo sguardo verso di me.
-Oggi non posso, sono passata a vedere se era tutto ok... ora vado... torno stasera... ciao.
Ronny mi salutò e si tuffò nell'Oceano, io restai qualche minuto a guardarlo, poi, me ne andai, a malincuore... adoravo vederlo in azione sulle onde, sembrava un Angelo dalle Ali d'Acqua che volava attraverso la Luce...
Mi chiedevo cosa avrebbe pensato di me, se gli avessi confessato le sensazioni che provavo ogni volta che il suo sorriso mi illuminava la giornata... o che, per me, era l'Angelo in piedi sul Margine, con cui immaginavo di parlare prima del suo arrivo... probabilmente ci avrebbe riso su...
Di sicuro non ci avrebbe marciato, lui non immaginava nemmeno, quanto fosse speciale. “Un giorno glielo dirò”, mi promisi, ma non sapevo se ci sarei mai veramente riuscita.
E se invece se ne fosse andato da qualche altra parte, in cerca di nuove onde? Quell'improvviso pensiero mi gelò il sangue. Fu in quel momento che mi resi conto quanto Ronny fosse importante.
Capii che il mare, per tutto il tempo della mia solitudine, voleva un po' di compagnia, come me del resto, e mi rubava i pensieri per fecondare quello che sarebbe nato all'arrivo del surfer... l'Amore!
Un Amore figlio dell'Oceano, nel quale avrei potuto affogare e restare in balìa delle sue correnti per il resto della vita. Si, perché anche se volevo negarlo a me stessa, mi ero innamorata di Ronny.
L’ Onda che si alzava dal Mare, veniva verso di me.
La vedevo spandersi sempre di più, mentre mi raggiungeva.
Avrei voluto girarmi e scappare via correndo,
per sfuggire alla sua furia.
Invece restai ferma a guardarla,
e aspettai immobile che arrivasse a me,
lasciandola libera di accogliermi nel suo abbraccio.
Era Grande. Era Amore. Eri Tu.
Ma come potevo dirglielo? E se poi l'avessi perso anche come amico? No, non potevo... Meglio accontentarmi della sua amicizia, piuttosto che rischiare un allontanamento da parte sua. Allontanamento che prima o poi sarebbe comunque avvenuto, quando lui se ne fosse andato via in cerca della sua Onda Perfetta, quindi era inutile turbarlo e anticiparne la fuga da White Sands con le mie confessioni adolescenziali.
Non feci altro che pensarci tutto il giorno, e la giornata volò senza che me ne accorgessi. Non sapevo se andare da lui quella sera, ma se non l'avessi fatto, probabilmente si sarebbe preoccupato, per cui, anche se un po' più tardi del solito, decisi di andarci.
Da lontano lo vidi seduto davanti alla tenda, col fuoco acceso, e qualcosa in mano che poteva essere un libro. Forse mi sentì arrivare, o forse si girò per caso, ma sorrise ancora una volta, mentre mi avvicinavo a lui, facendomi saltare il cuore in aria.
-Hey! Non ti aspettavo più...- disse.
-Si, ho fatto un po' tardi, scusa... spero di non disturbarti...- Lui mi rispose strizzandomi un occhio per farmi capire che era tutto ok, -Cosa leggi?- gli chiesi poi avvicinandomi.
-L'America- rispose lui alzando il libro dalla copertina rigida che stringeva tra le mani.
-Bello! L'ho letto già due volte!
-Per me questa è la terza... E' un libro incredibile... Nonostante il contenuto sia ovviamente lo stesso, ci trovo sempre qualche nuovo spunto... qualcosa di diverso...
-Sono d'accordo! E' come un film dove ogni volta che lo rivedi, noti sempre una nuova scena. È assolutamente bellissimo!
-Esatto, proprio così... oppure un'interpretazione diversa da parte dei protagonisti! Senti ma... che dici se lo rileggiamo insieme? Visto che ti piace... Tanto io avevo appena cominciato...
-Sarebbe fantastico! Ho proprio voglia di rileggerlo ancora!– risposi io, sedendomi accanto a lui, prima di stendermi sulla sabbia.
Ronny si distese a sua volta, e cominciò la lettura. Quel contesto era qualcosa di unico... fissavo le stelle ascoltando la sua voce chiara e dolce, che sussurrava un susseguirsi di parole che conoscevo, ma in un modo che non avevo mai sentito.
In sottofondo c'era il rumore del mare e quello della legna che scricchiolava mentre bruciava, sprigionando un profumo, che mischiato a quello della salsedine, rendeva l'aria estasi... Mi sentivo benissimo, in Paradiso, e avrei voluto che quella notte non finisse mai.
Chiusi gli occhi in cerca del vento, lasciandomi accarezzare dalla sua brezza delicata, e prima di rendermene conto, scivolai nel sonno ritrovando la vita.

L'Ondina si è tuffata... sta ritrovando la vita nelle correnti sottomarine... il senso profondo delle parole che l'Oceano nascondeva dietro un soffio di Vento...”

Ondina Nude 08a 28 03 2009

22/09/09

White Sands-Il Grido delle Onde

VII. Gocce d'Avorio

Non penso più alla conchiglia, che probabilmente ho perso lungo la strada, oppure è davvero tornata in mare, dopo aver svolto il suo compito di farmi sentire la Voce d'argento. Se “ci sono più cose fra cielo e Terra...”, per dirla col Bardo, molte di più ce ne sono fra la Terra e le profondità dell'Oceano.
Sandy capita qualche volta alla spiaggia bianca, il più di sera, verso il tramonto, e passiamo piacevoli momenti a chiacchierare, seduti sulla sabbia, o sugli scogli. Io preparo un caffè forte e scuro, che ci dura per tutto il tempo in cui procedono le nostre conversazioni, raffreddandosi lentamente, cosa alquanto piacevole, in questa stagione.
Le racconto della mia passione per il Surf, di come iniziai, cogli amici di Platform Beach, di come lo avevo abbandonato per lunghi anni, e di come poi l'urgenza di riprendere la tavola si è fatta sentire, improvvisa e potente come un lampo che squarcia il cielo estivo, senza che vi sia una nuvola in cielo, illuminando tutto l'orizzonte. Qualche volta prendo la chitarra dalla tenda, e le canto qualche canzone. Alcune che ho scritto tanto tempo fa, altre ispirate da White Sands...
Lei mi rivela che abita qui dalla nascita, in una casa poco lontano, dietro la scogliera, al centro di un piccolo boschetto riparato dai venti gelati che, d'inverno battono la costa, ma dalla quale si può vedere tutto il panorama. Vive sola, ma non si sente sola, perché la solitudine è uno stato dell'anima, e la sua è piena di cose da fare, desideri da realizzare, pensieri da rendere azione, e azioni che nutrono i suoi pensieri.
Qualche volta Sandy capita anche durante il giorno, e si mette seduta con le gambe piegate e le ginocchia al petto, quella posizione in cui l'ho trovata quando tornai alla spiaggia bianca, mentre fissava il mare. Di solito la saluto, scambio qualche parola con lei, poi continuo a fare Surf, in quel posto dove le onde non mancano mai, che ci sia vento, oppure l'aria rimanga immobile come un telo invisibile, tirato a forza sopra la costa, da qualche tritone dispettoso.

Nei giorni successivi, come promesso tornai a White Sands quasi tutti i giorni, ma a parte qualche volta in cui mi sentivo particolarmente euforica, mi facevo vedere da Ronny soltanto in serata, quando aveva finito di fare Surf.
Dopo il tramonto andavo spesso dal mio amico surfer, -anzi, sempre!- sembrava contento di vedermi almeno quanto lo ero io nel vedere lui, preparava un ottimo caffè, e parlavamo piacevolmente per diverse ore, fino a notte fonda.
Una volta lui mi raccontò da dove veniva la sua passione per il mare e per il Surf. Ne parlava con un tale trasporto, che non potevo fare a meno di pendere dalle sue labbra... il mare c'è l'aveva dentro, proprio come me. Mi emozionava cantando e suonando delle canzoni scritte da lui -perché tra i suoi talenti c'era anche quello per la musica!-, una in particolare mi colpì tanto da memorizzarne subito le parole:

Raccolgo questa conchiglia,
bagnata dalla stessa acqua che accoglie Te,
laggiù, nella terra sacra al Sole.
Ha la forma di una stella, e contiene il canto
fatto di flutti di Pisinoe sirena,
e il rumore delle onde che lambiscono i Tuoi
passi, Ti chiamano per nome
(“I have watched You on the shore,
standing by the Ocean’s roar...
Surfer Girl, Surfer Girl”)
laggiù, nella terra dell’oro e dei Re.
Settimana astrale:
Marte suona una canzone che profuma
di salsedine.
Venere solleva le ciglia e illumina la sera.
Questa conchiglia ha la forma dell’Onda,
che bagna
le Tue impronte
e la mia tavola.
La porterò sul petto
(”In my woody I would take You
everywhere I go...
Surfer Girl, Surfer Girl” )
e ascolterò il suo canto
fatto di flutti,
fino al Tuo ritorno.

Di giorno invece, non volevo distrarlo mentre era in piedi su onde di tre metri, e me ne stavo nascosta ad ammirarlo dietro la scogliera... era uno spettacolo pazzesco!
Pur essendo di statura alta, Ronny era minuscolo in confronto a quei muri d'acqua! Eppure, riusciva a dominarli come delfini ammaestrati... Sembrava che l'Oceano fosse completamente a suo servizio. Era davvero emozionante vederlo avvolto nelle onde, quando eseguiva dei tube riding perfetti...
Lo guardavo col cuore in gola ad ogni onda che arrivava, cercando di non pensare a quello che sarebbe potuto accadere se avesse sbagliato qualcosa... Lui era esperto, e bravissimo, e alla fine di ogni cavalcata, mi veniva il batticuore per l'emozione.
Un giorno, però, arrivando in Spiaggia, lo vidi disteso sulla battigia, con la tavola che vagava a riva cullata dalle onde. Sembrava svenuto.
Corsi subito da lui, e col cuore in tumulto constatai che non mi ero sbagliata, qualcosa era andato storto... cominciai a preoccuparmi quando non rispondeva ai miei scossoni, pensavo presa dal panico a cosa fare, quando lui aprì gli occhi.
-Ronny! Finalmente! Come ti senti?
-Tu mi hai... mi hai salvato... mi hai tirato su dal fondo dell'oceano...
Io sollevata nel vederlo riprendersi, risi divertita. Doveva aver preso una bella botta se delirava in quel modo!
-Io? Ma no Ronny! Ti ha portato qui la marea, non io...
-Eppure... tentavo un duck dive, ma ho calcolato male la velocità dell'onda... la cresta si è franta sopra di me e mi ha portato sotto, ho creduto di morire! I pensieri iniziavano a farsi indistinti, ero in ipo-ossigenazione, ma mi è parso di scorgere qualcosa che sfrecciava velocemente verso di me, in mezzo all'acqua... una persona... che mi ha afferrato per un braccio, e mi ha portato in superficie. Ero in ipo-ossigenazione, te l'ho detto! Ma mentre perdevo i sensi, mi pareva che fossi proprio tu, Sandy!
Io risi a quell'assurda possibilità, -Non ero io,- ripetei, -perché dovrei mentirti? Forse sarà stata la Sirena della leggenda!- lo presi in giro sdrammatizzando.
Lui mi guardava ancora stordito, cercava di mettere a fuoco quello che era successo, ma mi tranquillizzò dicendo che a parte un gran mal di testa, stava bene. E in effetti mi sembrava vero, anche se ancora non era completamente in forma.
Rimaneva disteso, e si massaggiava la testa osservando il mare, mentre io guardavo lui. Era la prima volta che lo vedevo così da vicino, ancora bagnato d'Oceano.
Le gocce d'acqua che coprivano il suo corpo, sotto il sole della Mattina, sembravano perle d'avorio scintillanti, che impreziosivano le membra di un Angelo, riempiendolo di Luce splendente.
Restai a guardarlo fino a quando volle alzarsi; lo aiutai facendolo poggiare sulle mie spalle e mi alzai anch'io.
Rimasi con lui per controllare che tutto fosse a posto. Passeggiamo lungo la riva chiacchierando fino al tramonto, poi lo accompagnai nella tenda. Dopo quella giornata così pesante, aveva bisogno di una bella dormita.
Lo salutai con un bacio sulla guancia e tornai a casa mia, passando la notte in bianco perché non riuscivo a smettere di pensare a lui, e al rischio che aveva corso.

cap 7 samy

 

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